Sarajevo, 25 anni dopo la guerra. Ecco il racconto dei sopravvissuti

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Il 5 aprile 1992 iniziava l'assedio della capitale della Bosnia Erzegovina. Il nostro inviato è tornato sui luoghi che furono teatro del conflitto più sanguinoso della storia bellica moderna. Oggi, i Balcani Occidentali, attirano l'interesse dell'Unione Europea 

Mahir ha quasi 60 anni. Ne dimostra almeno 10 di più. Vende frutta secca a Màrkàle, che in bosniaco significa mercato. E’ seduto esattamente dov’era nel 1994. Quando una granata lanciata tra le bancarelle di Sarajevo causò uno dei più sanguinosi massacri della guerra in Bosnia Erzegovina: 68 morti e 144 feriti (LA SCHEDA - IL REPORTAGE).

Quando indica il memoriale con i nomi di chi a Markale è morto, Mahir ha gli occhi più grandi. Ha perso un figlio in guerra, ucciso da un cecchino. Oggi è uno delle migliaia di lapidi che puoi trovare tra le vie del centro o che circondano la città. E che viste da lontano, così sulle colline, sembrano quasi tanti piccoli greggi.

 

 

 

I sopravvissuti all’assedio di Sarajevo – Venticinque anni fa iniziò l’assedio di Sarajevo. Durò quasi 4 anni ed è uno dei più lunghi e sanguinosi che la storia bellica moderna ricordi. Chi è sopravvissuto a quel conflitto, quando parla della guerra, cita subito la Siria.
“Vedo le immagini in tv e rivedo noi – racconta Mirsada, una professoressa di matematica – Io sono viva per miracolo. La casa accanto alla mia fu completamente distrutta. Le schegge ruppero i vetri della nostra abitazione, ci siamo solo leggermente feriti. E poi ricordo la fame. Soprattutto la fame”.

 

 LA SCHEDA - IL REPORTAGE

 

 

L’artigiano che vendeva i souvenir all’Onu – All’inizio del 1992 nella città vecchia di Sarajevo nessuno avrebbe mai immaginato che da lì a poco tutto sarebbe cambiato per sempre. “C’erano anche i turisti che arrivavano dalla Cina – spiega Radnjia, di mestiere artigiano del rame – Adesso c’è soprattutto desolazione. Questo negozio è stato completamente distrutto durante la guerra. Io lavoravo due giorni a settimana nell’esercito e il resto del tempo venivo qui a recuperare quello che potevo. Ho venduto molti souvenir ai soldati dell’Onu. Così ho potuto comprare il latte per i miei figli”.

 

 

 

Un chilo di caffè 75 euro – Baton Adzanel gestisce la caffetteria più antica della parte vecchia di Sarajevo. Oggi il caffè bosniaco costa circa 50 centesimi di euro a tazza. E compreso nel pezzo c'è anche un Lokum: il dolcetto profumato di rosa tipico della cucina turca. “Durante la guerra un chilo di caffè costava L'equivalente di 75 euro, oggi costa circa 6,50. Il bar è andato completamente distrutto, ma ricordo che la gente ci cercava per avere qualcosa da mangiare. Quando passeggiavo qui con mio padre, per percorrere 400 metri impiegavi mezz'ora. Ci salutavamo tutti. La guerra ha cambiato tutto, adesso la parte vecchia è un po' più triste. Non ci si saluta più, molti miei amici non ci sono più. Per andare da una punta all’altra della città vecchia bastano 15minuti”.

 

 

 

 

L’amore al tempo della guerra – Tarik ha 45 anni. Rimase ferito mentre guidava l’auto, colpito da un cecchino. Lavorava per una multinazionale e fu portato immediatamente a Londra, dove fu curato e parte del viso gli fu ricostruita con la chirurgia plastica. Il suo ricordo della guerra è legato all’amore dei ventenni. “Mi sposai in pieno conflitto – spiega – Quando c’è una guerra pensi sempre che se non sei morto oggi morirai domani. C’era tanta voglia di stare insieme, di fare esperienza. E sposarsi faceva parte di quello. Poco dopo la guerra, però, ho divorziato. C’era quasi una percezione diversa della vita”. 

 

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