I parenti di alcune vittime delle stragi Isis fanno causa a Twitter

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Il caso si riferisce agli attacchi in Belgio e Francia. Per i famigliari, il social network avrebbe un ruolo fondamentale nella diffusione della propaganda dei terroristi islamici e nel reclutamento di nuovi membri in tutto il mondo

I famigliari di tre americani uccisi negli attacchi dell’Isis in Belgio e in Francia hanno fatto causa a Twitter perché avrebbe fallito nel tenere i membri delle organizzazioni terroristiche lontani dalla sua piattaforma. E non è la prima volta che i social network vengono accusati di aiutare i combattenti dello Stato islamico a diffondere la loro propaganda. Già lo scorso dicembre, i famigliari di alcune vittime della strage di Orlando avevano denunciato Facebook, Twitter e Google per ave fornito ai terroristi “supporto materiale”. E lo stesso aveva fatto, nel giugno del 2016, la famiglia di una studentessa californiana, uccisa durante l'attacco terroristico del 13 novembre 2015, a Parigi.

 

Le motivazioni dei parenti - L’istanza, che coinvolge i famigliari delle vittime degli attacchi in Belgio e in Francia, è stata depositata l’8 gennaio nel distretto meridionale di New York, secondo quanto riporta il sito di Business Indiser, e si basa sul fatto che Twitter avrebbe giocato “un ruolo unicamente essenziale nello sviluppo dell’immagine di Isis, nel suo successo nel reclutare membri da tutto il mondo e nella sua abilità di portare a termine attacchi e di spaventare i suoi nemici”. L’avvocato che rappresenta i parenti delle vittime sostiene che Twitter abbia violato l’Anti-terrorism act e chiede “un risarcimento danni che dovrà essere stabilito durante il processo”. Il social dei cinguettii, però, non ha ancora rilasciato nessuna dichiarazione sulla vicenda

 

I precedenti, da Orlando a Parigi - C’è già un precedente che Twitter, insieme a Facebook e Google, ha dovuto affrontare in questo campo. È quello in cui le famiglie di  tre vittime della strage al Pulse di Orlando del giugno 2016, hanno accusato il social network di aver fornito “supporto materiale” a Omar Mateen, l’autore dell’attentato. "Senza Twitter, Facebook e Google (YouTube), la trasformazione dell'Isis avvenuta negli ultimi anni nel gruppo terroristico più temuto al mondo non sarebbe stata possibile”, aveva detto Keith Altman, l’avvocato rappresentante dei parenti. Sempre Altman si è occupato di un’altra causa, nel 2016, intentata contro i colossi della tecnologia dalla famiglia di Nohemi Gonzalez, una studentessa americana rimasta uccisa negli attentati del 13 novembre 2015 di Parigi.

 

 

Le misure adottate da Twitter - Dal 2015, Twitter ha iniziato a chiudere alcuni account legati a Isis. In quell'anno, sono stati sospesi 125mila account in un solo colpo. Mentre nell'agosto 2016, la compagnia ha dichiarato di aver sospeso un totoale di 350mila account da metà 2015. 

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