Da Fincantieri fino alla moda, tutti gli scontri tra Italia e Francia

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Negli anni sono stati molti i casi di battaglie economico-finanziarie tra i due Paesi, con i francesi che hanno acquisito importanti marchi italiani, come Gucci e Bottega Veneta, e che sono anche azionisti privati di Acea. Ecco gli episodi più importanti

Quello di Fincantieri è solo l’ultimo degli episodi che, nel corso degli anni, hanno visto Francia e Italia scontrarsi sul terreno economico-finanziario. I settori interessati sono stati molti: dalla moda fino alle comunicazioni. E se in molte occasioni le proprietà italiane sono passate ai francesi, in altre invece le acquisizioni non si sono concretizzate. Ecco quali sono stati i casi più importanti dagli anni Novanta a oggi.

La moda: da Frau a Gucci, i marchi passati alla Francia

Per quanto riguarda il campo della moda, nel 1999 Poltrona Frau e Fendi sono entrate nell’orbita di Lvmh, società proprietaria di diversi marchi e con sede a Parigi. Dapprima Bernard Arnault, il proprietario di Lvmh, aveva acquistato il 51% della casa di moda romana insieme a Prada, poi i francesi avevano rilevato anche la quota del gruppo milanese. Di Lvmh, dal 2000, è anche Pucci e dal 2011 Bulgari. Mentre Loro Piana è francese all'80% ed è passata nelle mani dei cugini d’Oltralpe al prezzo record di 2 miliardi di dollari. Ma in Francia c’è anche Gucci, che è del gruppo francese Kering che ha strappato l'acquisto a Lvmh nel 2004, con una maxi opa. Con Gucci, Kering possiede anche Bottega Veneta, Sergio Rossi e le ceramiche toscane di Richard Ginori. E dello stesso gruppo è anche Brioni: il marchio del lusso maschile, celebre per avere vestito James Bond. E ancora, fra i grandi marchi di moda passati ai francesi si trovano quello di Pomellato, passato di mano per circa 300 milioni di euro, e quello di Moncler che è finita nell'area di Eurazeo.

Il caso di Fiat Ferroviaria

Un altro caso è quello della Fiat che, nel 2000, aveva deciso di abbandonare il settore ferroviario e di vendere Fiat Ferroviaria ad Alstom - gruppo industriale francese - che oggi produce, tra gli altri, treni per Italo a Savigliano, in provincia di Cuneo. 

Il sistema bancario

I passaggi da Italia a Francia sono avvenuti anche nel settore bancario. Nel febbraio 2006, dopo l’annullamento dell'Opa di Unipol, il Gruppo Bnp Paribas aveva manifestato l'intenzione di acquisire Bnl. L’offerta di acquisto era stata salutata con favore dal presidente Luigi Abete e convalidata dagli organismi regolatori, così l'acquisizione viene portata a termine. L’anno successivo, dopo la fusione tra Sanpaolo Imi e Banca Intesa, per motivi antitrust, Intesa Sanpaolo aveva ceduto il controllo delle banche al dettaglio Cariparma e Banca Popolare FriulAdria (654 sportelli in tutto) alla francese Credit Agricole, già azionista della banca italiana fin dal 1990. Sempre lo stesso anno, Generali aveva accettato l'offerta di Groupama, socio del patto di Mediobanca, a sua volta azionista di maggioranza a Trieste (con il 15,8%), per l'acquisto del 100% di Nuova Tirrena, per 1,25 miliardi di euro, generando una plusvalenza di circa 240 milioni. Nuova Tirrena era una compagnia del gruppo Toro specializzata nel ramo danni, con una raccolta di 814 milioni. 

Dall’agroalimentare alla grande distribuzione

Dopo il settore bancario, è ancora il made in Italy che finisce nel mirino dei francesi. Sono passate alla Francia un simbolo dell’agroalimentare come Eridania Italia, società leader nel settore zucchero italiano, oltre che la grande distribuzione, presa d'assalto dai vari Carrefour, Castorama, Auchan e Leroy-Merlin. E sempre ai francesi, nel corso degli anni, è andata anche Parmalat. La società è passata a Lactalis dopo sei mesi di battaglie. 

Il caso Acea: francesi primi azionisti privati

Nel 2016, inoltre, Suez è diventato primo azionista privato dell'utility romana Acea. Il gruppo ha aumentato la sua partecipazione nella società capitolina dei servizi ambientali - e in questi giorni al centro delle polemiche per l’emergenza idrica romana - passando dal 12,4 al 23%, grazie all'acquisto di azioni dal gruppo Caltagirone. L'affare ha proiettato i francesi a diventare i primi soci privati di Acea, dietro al Comune che ha la maggioranza assoluta.

Lo scontro Vivendi-Mediaset

Prima di Fincantieri, la vicenda più recente che aveva riguardato lo scontro Italia-Francia è stata quella nel settore delle telecomunicazioni, con la battaglia Vivendi-Mediaset. Il gruppo francese si era impegnato all'acquisto della pay tv del Biscione. Ma Vivendi aveva poi comunicato di non voler rispettare gli impegni con Mediaset che ha quindi chiesto un risarcimento danni. Vivendi allora ha acquistato i titoli Mediaset e si è portata al 28,8% del capitale e al 29,94% dei diritti di voto. Lo shopping è costato ai francesi 1,3 miliardi di euro circa. Sul caso è stata aperta l'indagine della magistratura e la procura di Milano indaga i vertici di Vivendi Bollorè e Arnaud de Puyfontaine, per aggiotaggio. Proprio Bollorè è uno dei maggiori protagonisti degli interessi e vanta un patrimonio di 4,7 miliardi di dollari.

Gli acquisti mancati

Molti, però, anche gli acquisti mancati, nel corso del tempo, da parte dei Francesi. Da Fonsai, su cui c'erano le mire di Groupama, a Pioneer per cui si erano fatti avanti Amundi e Natixis con l’obiettivo di rilevare la società di gestioni patrimoniali di Unicredit. 

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