Referendum Alitalia, spoglio dei voti in corso: avanti il "No"

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Se la maggioranza dei 12mila dipendenti chiamati al voto accetterà il pre-accordo, sottoscritto da azienda e sindacati, gli azionisti si sono impegnati a ricapitalizzare la società. In caso contrario si aprirebbe la strada per messa in liquidazione e commissariamento

È in corso lo spoglio dei voti per il referendum dei lavoratori di Alitalia dopo che i seggi si sono chiusi alle 16. Secondo le prime informazioni a prevalere - e con largo margine - sarebbe il "No", come emerge da indiscrezioni dei sindacati arrivate da Milano e Fiumicino. Il voto ha visto un'affluenza altissima: ha espresso il suo parere, infatti, più del 90% degli oltre 12mila aventi diritto. I dipendenti sono stati chiamati a dire sì o no al pre-accordo tra azienda e sindacati sottoscritto il 14 aprile al Mise. Se la maggioranza darà il via libera, gli azionisti si sono impegnati a ricapitalizzare la società, ormai a corto di liquidità. Per i risultati ufficiali, però, si dovranno attendere alcune ore e con tutta probabilità si avranno dati certi solo in tarda serata.

Cosa succede dopo

L’affluenza è altissima, ma per la validità della consultazione non è previsto il raggiungimento del quorum: il risultato, quindi, sarà subito valido a prescindere dal numero di lavoratori che avrà votato. In caso di vittoria del sì, due i passi successivi: mercoledì la riunione del Cda che dovrà varare la manovra da 2 miliardi e giovedì la ratifica dell'accordo in sede ministeriale tra azienda e sindacati. In caso di vittoria dei no, invece, si aprirebbe la strada per la messa in liquidazione dell'ex compagnia di bandiera, con la nomina di un commissario straordinario. Per avviare la procedura, un cda si terrebbe già martedì 25.

Appello di Gentiloni e Delrio

Dopo l'intervento di sabato del presidente del Consiglio Paolo Gentiloni (“Senza l'intesa sul nuovo piano industriale Alitalia non potrà sopravvivere”), ieri il ministro dei Trasporti Graziano Delrio ha ribadito che “non c'è altra alternativa all'accordo e non c'è alcuna possibilità di nazionalizzazione. Bisogna semplicemente seguire con coraggio questa strada, che è l’unica che può permettere di salvare davvero tanti posti di lavoro e di rilanciare Alitalia”.

Sindacati spaccati

Sempre di ieri l'ultimo accorato appello alla responsabilità da parte dei sindacati. A scendere in campo a favore del sì sono stati, in prima persona, i leader di Cisl, Uil e dell'Ugl. Voce fuori dal coro Usb e Cub, che chiedono la nazionalizzazione e trovano “improponibile” il pre-accordo firmato dalle altre sigle, considerando il piano industriale proposto “sbagliato e suicida”. L'intesa, ricordano, prevede sì un ulteriore impegno finanziario da parte dei soci (quasi 2 miliardi di euro) ma chiede anche pesanti sacrifici ai lavoratori: sono 980 gli esuberi a tempo indeterminato tra il personale di terra (erano 1.338 nel piano industriale), mentre quello navigante si vedrà ridurre la retribuzione dell'8 per cento e i riposi annuali da 120 a 108. Ai nuovi assunti, inoltre, verrà applicato il meno oneroso contratto “cityliner”.

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