Def: scompare il calo dell'Irpef, resta il taglio del cuneo fiscale

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Pubblicato il testo del Documento di Economia e Finanza. Tra le cose previste: nuova spending review sui ministeri con un risparmio di "almeno un miliardo l'anno"; ipotesi di usare circa 10 miliardi del fondo salva-banche; 1,2 miliardi nel 2017 per la lotta alla povertà

Scompare il calo dell'Irpef dal cronoprogramma delle riforme, che il precedente governo puntava a realizzare entro la legislatura. Il nuovo Programma nazionale delle riforme (Pnr) indica ora come “cruciale il taglio del cuneo fiscale per ridurre il costo del lavoro e aumentare parallelamente il reddito disponibile dei lavoratori”. È quanto emerge dal testo del Documento di Economia e Finanza, pubblicato dal ministero dell'Economia.

 

Il Pnr è uno dei macrocapitoli di cui si compone il Def. Per il governo, si legge, “rimane fermo l'impegno a proseguire, compatibilmente con gli obiettivi di bilancio, il processo di riduzione del carico fiscale che grava sui redditi delle famiglie e delle imprese”. A partire dalle “fasce più deboli: giovani e donne”. Nel Def, varato ieri insieme alla manovra bis e trasmesso alla Camera, sono previsti anche: una nuova spending review sui ministeri con un risparmio di “almeno un miliardo l'anno” dal 2018; l'ipotesi di usare circa 10 miliardi del fondo salva-banche; 1,2 miliardi nel 2017 per la lotta alla povertà; l'obiettivo per l'Italia di farsi trovare preparata alla fine del Qe della Bce.


 

Pressione fiscale

Dalle tavole del Def emerge che il governo si aspetta una discesa della pressione fiscale nel 2017 e poi, considerando gli aumenti dell'Iva che l’esecutivo si è però impegnato a sterilizzare, una risalita a partire dal 2018. Dal 42,9% del Pil del 2016 è previsto per quest'anno un calo al 42,3%, seguito da un aumento al 42,8% sia nel 2018 sia nel 2019. Il livello dovrebbe infine assestarsi al 42,4% nel 2020.

L’impatto delle riforme

Le riforme, secondo i calcoli del Pnr, avranno un impatto positivo sulla crescita pari a 2,9 punti di Pil in cinque anni rispetto allo scenario base, di 4,7 punti in 10 anni e di 9,9 punti nel lungo periodo. L'impatto maggiore, in 5 anni, arriverebbe dalle norme di Industria 4.0 che vale 1,2 punti di crescita, seguite dal Jobs Act (+0,6 punti) dagli interventi sulla Pa (+0,5 punti), dall'istruzione (+0,2 punti) e dalla concorrenza (+0,2). Impatto più limitato dalle riforme sulla giustizia e da quella sui crediti deteriorati bancari e procedura fallimentari (che valgono un decimale ciascuno). Secondo il Pnr, in chiave macroeconomica, dalle riforme ci sarebbe, in cinque anni, anche un incremento di 2,5 punti dei consumi e di 4,4 punti degli investimenti.

Lotta alla povertà

Il Def, poi, prevede che le risorse stanziate dal governo per la lotta alla povertà ammontino complessivamente a 1,2 miliardi nel 2017 e 1,7 nel 2018. Vengono specificati tre ambiti di intervento: reddito di inclusione, misura universale di sostegno economico alle famiglie in povertà che prenderà il posto del Sostegno per l'inclusione attiva con un ampliamento della platea (oggi 1,77 milioni di persone); rafforzamento e coordinamento degli interventi in materia di servizi sociali; riordino delle prestazioni assistenziali.

Soldi per le banche

Per quanto riguarda le banche, poi, il Def ipotizza “un utilizzo pari a circa metà delle risorse rese disponibili con il decreto” del 23 dicembre scorso, che creava un fondo ad hoc da utilizzare per il solo 2017 di 20 miliardi. Per la ricapitalizzazione delle banche in crisi, quindi, si prevede di usare 10 miliardi di euro.

Riforme

Il Pnr prevede anche che vadano a buon fine alcune riforme. Come quella della giustizia. O quella dei servizi pubblici locali, bloccata dalla Consulta con la sentenza sulla delega Madia, che è previsto venga portata a compimento entro quest'anno. Gli obiettivi del riordino, si sottolinea, puntavano a una maggiore concorrenza, all'efficienza dei servizi, alla riduzione dei costi e al miglioramento della qualità. Il decreto conteneva anche un ampio capitolo dedicato al trasporto pubblico locale, compresi i rimborsi in caso di bus in ritardo. Il governo, poi, è a lavoro per la messa a punto del Piano triennale per l'Ict nella Pubblica amministrazione 2017-2020: un piano, cioè, per la digitalizzazione.

Riduzione del debito

Al centro del Def anche privatizzazioni, dismissioni del patrimonio immobiliare, riforma delle concessioni. Tutte voci che il governo punta a mettere in campo tra il 2017 e il 2020 per il “rafforzamento della strategia di riduzione del debito”. Tra i prossimi passi, poi, il Def cita “l'aggiornamento del patrimonio informativo catastale al fine di consentire una valutazione più equa degli immobili”. “Tra le priorità del governo – si legge ancora – figura l'esigenza di aprire maggiormente al mercato diversi settori, con l'obiettivo di apportare benefici apprezzabili dai cittadini in termini di maggiore offerta, investimenti, produttività e crescita: dai servizi professionali, al commercio al dettaglio, ai servizi pubblici locali”.

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