Siccità, Sardegna a secco: al via i razionamenti

Cronaca
La siccità sta provocando il razionamento dell'acqua in Sardegna (foto d'archivio, Fotogramma)
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Consumi contingentati a Sassari e Iglesias. Ma la misura potrebbe estendersi anche ad altri comuni. Il livello degli invasi è sotto il livello di guardia e i danni all'agricoltura sono già notevoli: chiesto lo stato di calamità

La Sardegna è la prima regione in Italia, assieme alla Toscana, ad aver chiesto lo stato di calamità. La siccità sta infatti provocando gravi danni all'agricoltura e il razionamento dell'acqua in diversi centri.

Situazione critica a Sassari

Ad Alghero l'erogazione non viene garantita per tutte le 24 ore a causa dei minori apporti in arrivo al potabilizzatore di Monte Agnese. A Sassari è già emergenza: il Lago Bidighinzu è a meno del 15% della capienza massima. L'Enas - Ente acque della Sardegna - ha imposto ad Abbanoa (il gestore idrico unico della regione) una riduzione di 70 litri al secondo (dai 450 a 370 litri) sulla portata prelevata dal bacino. Da mercoledì scorso l'erogazione d'acqua è stata così sospesa dalle 20 fino alle 6 del mattino successivo nei quartieri di Sassari dipendenti dal serbatoio di via Milano. Le chiusure notturne dell'erogazione riguardano anche alcuni comuni vicini: Ittiri, Tissi, Ossi, Uri, Olmedo, Sorso, Sennori, Osilo, Muros, Codrongianos, Ploaghe, Chiaramonti, Nulvi e Thiesi. Per garantire le scorte d'acqua potabile, secondo quanto prevede la normativa, le restrizioni maggiori vengono subite nelle campagne per le irrigazioni.

Il razionamento a Iglesias 

È calata anche la quantità d'acqua a disposizione di Iglesias. Per ripristinare nuovamente i livelli nei serbatoi e stabilizzare il servizio in città, dal 13 luglio scorso l'erogazione è stata sospesa dalle 19 fino alle 5. Ad oggi la portata prelevata dagli impianti Igea risulta ridotta a circa 60 litri al secondo a causa dei lavori conseguenti all'incendio dello scorso 26 giugno. Questa riduzione - unita all'aumento dei consumi idrici e alla riduzione del 40% rispetto al 2016 dell'acqua in arrivo dalle sorgenti - sta determinando l'esaurimento delle scorte idriche.

L'allarme di Coldiretti

Secondo Coldiretti la siccità ha già provocato la riduzione del 40% delle produzioni agricole, pari a 120 milioni di euro di danni. “Servono interventi straordinari”, perché “molti imprenditori agricoli hanno enormi difficoltà a onorare i pagamenti”, afferma l'organizzazione. Solo nel Sulcis sono quattromila le aziende in ginocchio, mentre la produzione dei carciofi nel Nord della Sardegna, una delle eccellenze agroalimentari dell'isola, è messa seriamente a rischio. Colpa dell'assenza di piogge: da febbraio non si sono registrate precipitazioni di rilievo. Le scorte a giugno erano pari a un miliardo e 418 milioni di metri cubi d'acqua. E ora i bacini sono, in media, al 65% della capacità massima autorizzata. L'Autorità di bacino ha invitato tutti i sindaci a emanare ordinanze per promuovere l'uso razionale dell'acqua: misure già adottate in alcuni comuni. La siccità, inoltre, sta favorendo il proliferare degli incendi. Nella giornata del 24 luglio un denso fumo si è levato da due distinti incendi, a distanza di pochi chilometri l'uno dall'altro, provocando la chiusura temporanea della strada provinciale che collega la borgata marina di Torregrande alle spiagge del Sinis di Cabras, in provincia di Oristano. Le fiamme, alimentate anche dal forte vento di maestrale che sta spazzando la Sardegna, hanno interessato alcune decine di ettari di terreno incolto, canneti e siepi.  

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