Mafia Capitale: Carminati vuole revoca del 41bis, Buzzi i domiciliari

Bruno Giosuè, avvocato di Massimo Carminati, e il procuratore Paolo Ielo
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Dopo il decadimento dell’accusa di associazione mafiosa, i legali attendono la cancellazione automatica del regime di carcere duro a cui l’ex Nar è sottoposto a Parma. L’avvocato di Buzzi spingerà per far uscire di prigione il suo assistito

"Avevi ragione tu, sono soddisfatto". Così Massimo Carminati si è rivolto alla sua legale, Ippolita Naso, dopo la sentenza del processo "Mafia Capitale" che lo condanna a 20 anni, anziché a 28 anni, grazie al non riconoscimento dell’accusa di associazione mafiosa e all’esclusione dell’aggravante del metodo mafioso. E, sulla base di questa decisone, i suoi avvocati sono in attesa che all’ex Nar venga revocato il 41 bis, il regime di carcere duro. Chi, sulla stessa base, punta invece a ottenere i domiciliari è Salvatore Buzzi, condannato a 19 anni invece che a 26 anni e tre mesi.

Via il 41bis per Carminati

Gli avvocati Bruno Giosuè e Ippolita Naso, che assistono Massimo Carminati, sono in attesa che il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria cancelli in automatico il regime del carcere duro cui il loro assistito è sottoposto nel carcere di Parma. Secondo i difensori, la revoca dovrebbe avvenire in automatico dopo la pubblicazione del dispositivo della sentenza, senza dover neppure aspettare i 90 giorni previsti per il deposito delle motivazioni. Se la questione dovesse richiedere tempi più lunghi, non è escluso che i difensori dell’ex Nar facciano un'apposita istanza al tribunale di sorveglianza di Roma.

Domiciliari per Buzzi

L’avvocato di Salvatore Buzzi, il “ras delle cooperative”, ha invece fatto sapere che si metterà al lavoro il prima possibile per far ottenere al suo assistito almeno un'attenuazione della misura cautelare, e quindi gli arresti domiciliari, alla luce del decadimento dell’accusa più grave, quella di associazione mafiosa.

Si attendono le motivazioni

Intanto c’è attesa per le motivazioni, che dovrebbero essere depositate il prossimo 20 ottobre. La Procura, che è restìa ad esprimersi pubblicamente su quanto deciso ieri dal collegio guidato dal presidente Rosanna Ianniello, attende di capire meglio il no all'associazione di stampo mafioso, tesi che aveva avuto persino il conforto della Cassazione.

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