Camorra, operazione Gdf: sequestrati beni per 700 milioni

Foto d'archivio (Ansa)
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Arrestate 16 persone che facevano parte di un gruppo criminale legato ai clan camorristici. I membri, aiutati anche da "colletti bianchi", truffavano le assicurazioni e reimpiegavano i capitali di provenienza illecita in investimenti immobiliari

Maxi operazione della Guardia di finanza di Bologna, con l’aiuto dello Scico di Roma e dei colleghi di Napoli, contro un gruppo criminale legato a diversi clan camorristici. Sono state portate in carcere 12 persone, mentre quattro sono agli arresti domiciliari. Predisposto il sequestro preventivo di 1.177 immobili oltre che quello di 211 veicoli, 69 società e 400 rapporti bancari, per un valore complessivo di 700 milioni di euro.

Il sistema: truffe alle assicurazioni e aiuto dei "colletti bianchi"

Il gruppo era attivo in diverse regioni italiane - con base in Campania - fra cui Lazio, Abruzzo, Umbria, Sardegna, Lombardia ed Emilia Romagna. Le sue attività spaziavano dagli investimenti immobiliari a quello delle truffe alle assicurazioni. Venivano realizzate pratiche di falsi incidenti, finti incendi o allagamenti e dai soldi recuperati attraverso quest’espediente, si riempivano le casse del clan camorristici fra cui anche quelli dei Mallardo, degli Scissionisti, dei Puca e dei Di Lauro. Il tutto avveniva, da anni, con l’aiuto di "colletti bianchi", cioè di funzionari di banca e commercialisti che avevano contribuito all’espansione dell’organizzazione criminale. Alcuni di questi avevano tratto vantaggio dal gruppo camorristico e, come emerge dalle intercettazioni, ne aiutavano i membri a evitare accertamenti e a elaborare sistemi per eludere le investigazioni. 

I capitali e le società

I capitali di provenienza illecita di cui l’organizzazione si impossessava, poi, venivano sistematicamente reimpiegati in investimenti immobiliari. Le somme di denaro venivano anche spostate tra i diversi conti correnti per poi essere convogliate nelle società, quasi sempre a titolo di "finanziamento conto soci" anche se poi, ad operare, non erano soggetti che figuravano come "soci".

Anni di indagini

Quello di oggi rappresenta l’ultimo tassello di un’indagine durata anni e in cui era stato disposto anche il sequestro preventivo del complesso edilizio Parco Primavera di Melito che era stato costruito in maniera abusiva e dietro al quale si nascondevano legami tra imprenditori e criminalità organizzata. Era stato sequestrato anche il Parco Primavera e in quel caso si erano accertate le grandi disponibilità bancarie degli imprenditori coinvolti nella speculazione edilizia. Nasceva così un secondo filone dell’inchiesta, che è quello che ha portato all’operazione dell’11 luglio, e grazie al quale si sono effettuati nuovi accertamenti che hanno fatto scoprire un "impero patrimoniale", come lo definisce la Guardia di finanza, "che gli indagati gestivano in maniera assolutamente promiscua" con l’unico scopo di "creare una formale giustificazione per effettuare il reimpiego sistematico di enormi somme di denaro di provenienza illecita". 

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