Caldo, Coldiretti: "Italia a secco come il fiume Po"

Il Po fotografato a giugno vicino a Piacenza (Getty Images)
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Il fiume è mezzo metro più basso del livello che aveva nello stesso periodo del 2016. Allarme per la crisi idrica che sta colpendo il Paese

Lo stato del più grande fiume italiano come metafora della crisi idrica che in questo inizio estate sta colpendo l'Italia. L'allarme è della Coldiretti, che sottolinea come dal bacino idrico del Po dipenda "il 35% della produzione agricola nazionale". Produzione che finora ha subito danni per un miliardo.

Il Po a secco

Secondo le rilevazioni al Ponte della Becca, il livello del Po è sceso 3,23 metri sotto lo zero idrometrico: mezzo metro più in basso rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. La causa principale è l'assenza di precipitazioni, in forte calo a giugno, con una riduzione di oltre il 25%. Aridità e caldo hanno portato a "un mix esplosivo che – spiega la Coldiretti - ha aggravato la siccità nei campi (con danni stimati in un miliardo di euro) e alimentato gli incendi".

La situazione Regione per Regione

Lungo l'intera Penisola gli agricoltori sono già dovuti ricorrere all'irrigazione di soccorso per salvare le coltivazioni. In Toscana, nella provincia di Siena in particolare, c'è apprensione per gli allevamenti a causa della mancanza di acqua e dei foraggi per gli animali, bruciati dal caldo. In tutta la Regione la produzione di cereali e crollata del 40%, con punte del 70 nel caso di mais e foraggi; quelle di ortaggi, pomodoro e frutta sono diminuite fino al 50%. Girasoli e granoturco seccano in Umbria e nelle Marche, mentre in ampie aree del Lazio "la produzione di frumento – precisa la Coldiretti – risulta stentata, con pesante contrazione dei raccolti". Il Sud brucia a causa degli incendi: il bilancio più pesante, sempre secondo l'organizzazione degli agricoltori, lo sconta la Sicilia dove si contano "danni per milioni di euro tra animali morti, ettari di terreno per il foraggi bruciati e strutture devastate". Gravissimi problemi per grano, pomodoro e olive anche in Puglia, Calabria, Abruzzo, Campania, Molise e Basilicata dove "il crollo dei raccolti mette a rischio gli investimenti con una diminuzione del livello occupazionale per il calo delle giornate lavorative offerte dall'agricoltura".

Gli agricoltori corrono ai ripari

Gli agricoltori, dal canto loro, sono "impegnati a fare la propria parte" con la promozione dell'uso razionale di acqua, lo sviluppo di sistemi di irrigazione a basso impatto e l'innovazione, con colture meno idro-esigenti. "L'acqua – prosegue la Coldiretti – è però essenziale per mantenere in vita sistemi agricoli senza i quali è a rischio la sopravvivenza del territorio e la competitività dell'intero settore alimentare". Da qui la richiesta di interventi strutturali non rinviabili, come quello che permetta di raccogliere le riserve nei periodi più piovosi. "Occorrono – conclude il comunicato – interventi di manutenzione, risparmio, recupero e riciclo delle acque con opere infrastrutturali, creando bacini aziendali e utilizzando le ex cave e le casse di espansione dei fiumi per raccogliere l'acqua piovana".

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