Cocaina in presepi e caramelle, 14 arresti nel Nord Italia

L'operazione della Polizia è partita da Milano (Fotogramma)
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Complessivamente sono 21 le ordinanze cautelari emesse nei confronti di un gruppo di trafficanti internazionali: la droga arrivava a Milano dal Perù e dall'Olanda

Un traffico internazionale di droga che partiva dal Perù, transitava per l'Olanda, e arrivava a rifornire le piazze di spaccio della cocaina del Nord Italia. L'operazione "Gringo" della della Polizia di Stato ha portato a 21 ordinanze cautelari (di cui 14 in carcere e 7 con obbligo di dimora e di presentazione alla polizia giudiziaria) a Milano e in altre città del nord Italia. Di queste 21 ordinanze, eseguite grazie anche alla collaborazione delle questure di La Spezia, Bologna, Parma e Pesaro e della Direzione centrale dei Servizi Antidroga, 14 sono state eseguite in carcere (tre persone sono già sottoposte ad arresti precedenti) e sette con obbligo di dimora e di presentazione alla polizia giudiziaria. Alcuni dei destinatari dei provvedimenti si trovano al momento all'estero.
 

Un gruppo criminale internazionale

I provvedimenti sono stati emessi dal Gip del Tribunale di Milano su richiesta della locale Procura della Repubblica e riguardano 15 cittadini peruviani, un marocchino e cinque italiani con precedenti specifici, che si ritiene facciano parte di un gruppo criminale attivo nel traffico internazionale di stupefacenti. L'indagine è iniziata nel settembre 2014 ed è terminata nel marzo 2016: oltre alle 21 misure emesse oggi dal tribunale di Milano, nel corso dell'indagine sono state arrestate 17 persone in flagranza di reato. Due catture sono avvenute in Perù e in Olanda; i cinque italiani coinvolti sono tutti residenti a Milano ma di origine calabrese: una donna di 57 anni, un uomo di 47, uno di 58 (unico del gruppo ad aver ricevuto l'obbligo di dimora) e due di 35 anni, tra cui il trafficante soprannominato "Gringo", considerato il capo della banda, dal quale deriva il nome dell'operazione.  

 

La droga in presepi e batterie delle auto

I canali di importazione della cocaina erano due: dal Perù attraverso aerei fatti arrivare a Bologn, Brescia e Linate, e in auto dall'Olanda. Nel primo caso la cocaina era nascosta in oggetti di varia natura, con stratagemmi anche molto fantasiosi. Venivano infatti utilizzati pacchetti di caramelle e cioccolatini, ma anche portapenne in legno e piccoli presepi peruviani: oltre mezzo chilo di droga, ad esempio, è stato rinvenuto in uno di questi cimeli, trasportato nel bagaglio di una badante incesurata.

I carichi arrivavano in vari aeroporti del Nord italia come Bologna e Brescia, mentre più raramente i corrieri sbarcavano a Linate. Dei 15 chili sequestrati nel corso dell'indagine, otto sono stati recuperati proprio negli aeroporti. Il traffico aereo veniva gestito da un gruppo di peruviani, il cui capo è un sudamericano proprietario di un ristorante a Milano, attualmente agli arresti domiciliari. Il trasporto dall'Olanda, invece, avveniva grazie a nascondigli ricavati nelle auto o in parti di essa, per esempio alla base della batteria. Nel Paese viveva un peruviano che aveva il ruolo di broker della droga e gestiva i contatti tra fornitori e acquirenti: a lui si appoggiava il gruppo degli italiani, che organizzava i viaggi via terra, facendo passare i carichi talvolta dalla Calabria, per confondere le piste degli inquirenti.

Il cittadino marocchino arrestato, infine, si occupava principalmente del traffico di hashish e nel corso dell'operazione gli sono stati sequestrati 20 chili della sostanza.

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