Stato-mafia: ammesse intercettazioni del boss Graviano su Berlusconi

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Nel documento il boss parla di presunti favori fatti da Cosa Nostra all'ex presidente del Consiglio. Respinta invece la richiesta dei legali di Mori di chiamare a deporre Vladimir Putin

Il capitolo sui presunti favori che l'ex premier Silvio Berlusconi avrebbe ricevuto da Cosa nostra, in particolare dalla cosca di Brancaccio, entra nel processo sulla cosiddetta trattativa Stato-mafia. La Corte d'assise di Palermo, accogliendo la richiesta della procura, ha disposto la trascrizione delle conversazioni in cui il boss Giuseppe Graviano, dal '94 detenuto al 41 bis, parla in carcere col detenuto Umberto Adinolfi. Oggetto della conversazione proprio i presunti favori fatti all'ex premier e il presunto ruolo che questi avrebbe avuto nelle stragi mafiose.

No alla deposizione di Putin

E' stata respinta invece la richiesta dell'avvocato di uno degli imputati, l'ex generale dei carabinieri Mario Mori, di invitare a deporre Vladimir Putin. Il legale ne aveva chiesto la testimonianza sostenendo che se la corte avesse allargato l'istruttoria, ammettendo le intercettazioni del boss Graviano, avrebbe dovuto sentire Putin sulle indagini che Giovanni Falcone faceva, con un magistrato russo, sui fondi neri che il partito comunista sovietico avrebbe dato al Pds. I giudici, però, hanno ritenuto la prova irrilevante.

Ammesse le deposizioni di Pollari

Ammesse le deposizioni del pentito Ciro Varia, dell'ex capo del Sismi Nicolo' Pollari e della guardia penitenziaria che avrebbe sentito dichiarazioni del boss Toto' Riina, pure imputato al processo, sui rapporti tra Vito Ciancimino e Licio Gelli. Respinti invece l'acquisizione della cartella clinica di Riina e i confronti tra Paolo Cirino Pomicino, Vincenzo Scotti e Giuliano Amato.

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