Garlasco, dall’omicidio Poggi al processo Stasi: un caso lungo 10 anni

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Il 13 agosto 2007 la giovane venne uccisa in casa. Il fidanzato, unico imputato, nei tre gradi di giudizio è stato assolto e poi condannato. La Cassazione, dopo l'appello bis, ha confermato la sua colpevolezza e la pena di 16 anni respingendo il ricorso straordinario

Un caso lungo dieci anni. Era il 13 agosto 2007 quando Chiara Poggi, impiegata 26enne, venne uccisa nella sua casa a Garlasco, piccolo centro in provincia di Pavia. (LE TAPPE) Un omicidio per il quale è stato indagato e imputato Alberto Stasi, all’epoca studente bocconiano di 24 anni. Il lungo processo ha visto il giovane assolto nei primi due gradi di giudizio, prima dell’annullamento da parte della Cassazione che ha portato a un procedimento d’appello bis in cui Stasi è stato condannato. La Corte Suprema ha confermato la sentenza e ha respinto il ricorso straordinario dei suoi legali. Alberto Stasi è in carcere dove sconterà una pena definitiva di 16 anni di reclusione. Ecco le tappe della vicenda:

13 agosto 2007: "Ho trovato una persona uccisa in via Pascoli, venite". Il giallo di Garlasco inizia così. A pronunciare quelle parole al telefono è Alberto Stasi che chiede soccorsi al 118 dopo aver trovato la fidanzata morta nella casa dove abita con i genitori e il fratello, che in quel momento sono in vacanza.

20 agosto 2007: Una settimana dopo l’omicidio la Procura di Vigevano indaga Stasi con l'accusa di omicidio volontario. I carabinieri sequestrano la sua bicicletta e il suo computer. Da quel momento è stato l'unico sospettato per il delitto. 

24 settembre 2007: il pm ordina il fermo di Stasi. Gli investigatori trovano la “prova regina”: la presenza del dna della vittima sui pedali della bicicletta in sella alla quale Alberto sarebbe fuggito. Il 28 settembre il gip dispone la scarcerazione di Alberto: non ci sono prove, solo suggestioni accusatorie. "Fine di un incubo", commenta lui. 

3 novembre 2008: la Procura chiede il rinvio a giudizio di Stasi. Alla fine di dicembre, Alberto viene indagato per una nuova ipotesi di reato: detenzione e divulgazione di materiale pedopornografico. Nel suo pc ci sarebbero decine di file a sfondo sessuale che coinvolgono minorenni. 

Il processo di primo grado
 

23 febbraio 2009: comincia l'udienza preliminare davanti al gup. I legali di Stasi scelgono il rito abbreviato. Il 9 aprile i pm chiedono la condanna a 30 anni di carcere ritenendolo “colpevole al di là di ogni ragionevole dubbio. Ha ucciso per una lite avvenuta la sera precedente”. Ma il pool dei difensori ribatte: "Non ci sono arma e movente, solo indizi discordanti”.

30 aprile 2009: il gup, a sorpresa, decide di disporre 4 nuove perizie sui punti oscuri dell'inchiesta, partendo dal presupposto che le indagini sono state "lacunose". Alberto Stasi viene assolto. Decisiva la perizia informatica che dimostra come il giovane stesse lavorando a casa sua alla tesi di laurea durante il probabile orario del crimine, tra le 9 e 12, quando viene disattivato l'allarme di casa Poggi, e le 9 e 35. Tutti gli altri indizi vengono valutati dal gup come "contraddittori o insufficienti”.

I due processi d’appello
 

8 novembre 2011: comincia il processo d'appello davanti ai giudici milanesi. Il pg chiede 30 anni di carcere o, in subordine, la rinnovazione del dibattimento. 

6 dicembre 2011: la Corte d'assise d'appello conferma l'assoluzione. Nelle motivazioni, i giudici osservano che la realtà "e' rimasta inconoscibile nei suoi molteplici fattori rilevanti, la maggior parte dei quali sono condizionati unicamente dal caso". Parte civile e Procura generale presentano un ricorso in Cassazione sostenendo che il verdetto in secondo grado esclude una serie di dati facendoli passare come "mere congetture o supposizioni personalistiche". 

18 aprile 2013: la Cassazione annulla la sentenza d'assoluzione e dispone un nuovo processo d’appello, che inizia il 9 aprile 2014 a Milano. Il pg chiede nuove indagini.

30 aprile 2014: i giudici della Corte d’assise d'appello di Milano accolgono la richiesta di riaprire il dibattimento. Stasi consegna ai carabinieri la bicicletta nera per le verifiche. A settembre Stasi viene sottoposto a un nuovo prelievo del dna per la comparazione con quello trovato sotto le unghie di Chiara. I periti dichiarano che su Chiara il dna trovato è troppo poco e l'esame non può quindi essere completo

24 novembre 2014: il pg chiede la condanna di Stasi a 30 anni di carcere per omicidio aggravato dalla crudeltà. Secondo la parte civile contro Stasi ci sono "11 indizi gravi, precisi e concordanti”. Il 3 dicembre la difesa chiede l'assoluzione "per non aver commesso il fatto", contro Stasi "non ci sono prove". 

17 dicembre 2014: Stasi viene condannato nell’appello bis a 16 anni di carcere e 1 milione di risarcimento. La condanna, rispetto alle richieste dell'accusa, non ha riconosciuto l'aggravante della crudeltà.

La condanna in Cassazione e il ricorso straordinario bocciato
 

11 dicembre 2015: si apre l'udienza nell'Aula Magna della Cassazione che deve decidere sui due ricorsi presentati: uno dalla Procura generale di Milano, che chiede una pena più severa dopo che in appello è caduta l'aggravante della crudeltà, e l'altro dalla difesa di Stasi che sollecita l’assoluzione.

12 dicembre 2015: viene emessa la sentenza definitiva della Cassazione: Alberto Stasi ha ucciso la fidanzata Chiara Poggi e deve scontare 16 anni di carcere. Poco dopo l'ex studente della Bocconi si costituisce nel carcere milanese di Bollate senza attendere l'ordine di esecuzione della pena. 

23 dicembre 2016: sulla base di indagini svolte dai difensori di Stasi dopo la sentenza della Cassazione, i pm di Pavia iscrivono nel registro degli indagati Andrea Sempio, un amico del fratello di Chiara. Un’iscrizione che è un atto dovuto dopo l'esposto dei legali in cui si riportano studi genetici dai quali risulterebbe che il dna trovato sotto le unghie della vittima coincide con quello del ragazzo

28 gennaio 2017: il gip di Pavia archivia l'inchiesta su Sempio accogliendo la richiesta della Procura. "E' categoricamente esclusa la responsabilità di Sempio”, scrive il gip definendo "radicalmente priva di attendibilità la consulenza tecnica sul materiale genetico offerto dalla difesa Stasi”.

24 maggio 2017: la difesa di Stasi presenta un ricorso straordinario in Cassazione attraverso cui chiede la revoca della sentenza definitiva di condanna per un presunto "errore di fatto” commesso dai giudici che avrebbero dovuto riascoltare in appello i testi assunti come fonti di prova nel primo grado chiuso con l'assoluzione dell'ex studente. 

28 giugno 2017: la Cassazione decide di non revocare la sentenza di condanna e conferma la pena di 16 anni dichiarando inammissibile il ricorso straordinario presentato dai difensori del ragazzo.

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