Dj Fabo, Cappato si denuncia: lo Stato si assuma le sue responsabilità

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L’esponente dei Radicali, che ha accompagnato in Svizzera Fabiano Antoniani, è andato dai carabinieri di Milano. “Stiamo aiutando altri due italiani pronti a morire” ha annunciato. Suicidio assistito per un uomo di 65 anni. Gentiloni: “Doveroso il confronto parlamentare”  Vaticano: vè una sconfitta per la società

Come annunciato, Marco Cappato si è presentato alla caserma dei Carabinieri di Milano Duomo, autodenunciandosi per la morte in Svizzera di Dj Fabo, il giovane reso cieco e paraplegico da un incidente stradale che ha scelto, accompagnato proprio dall'esponente Radicale e con il sostegno dell'intera associazione Luca Coscioni, la dolce morte in una clinica elvetica. "Il mio obiettivo è portare lo Stato Italiano ad un'assunzione di responsabilità".

 

"Non abbiamo la presunzione di metterci nei panni degli altri" - "Il governo -  ha aggiunto ai microfoni di Sky TG24 - si occupi del fine vita. Fabo non pretendeva di essere un modello, una bandiera. Ci sono persone che vogliono essere curate e andare avanti fino in fondo, anche queste persone devono essere aiutate. Noi non pensiamo che ci sia un modo di reagire, ognuno ha il suo e tutti vanno ascoltati e aiuati". 

 

 

Vaticano. sconfitta per la società - Interviene sul caso anche il Vaticano che, attraverso il presidente della Pontificia Accademia per la Vita, Vincenzo Paglia, parla di "sconfitta per la società": "Questa tristissima vicenda - afferma - deve spingerci a riflettere. Guardo con grande apprensione e vicinanza a chi dice 'non ce la faccio più', lo comprendo. Mi sdegna la società che non riesce a star vicino, ad aiutare e non riesce a far capire che l'altro è importante, e a farlo sentire utile". 

 

Verbale al pm per apertura del fascicolo - Il verbale di autodenuncia di Cappato è stato intanto tramesso al pm Tiziana Siciliano, magistrato del sesto dipartimento che si occupa di salute, Ambiente e Lavoro”. Prima di autodenunciarsi per la morte di Dj Fabo, Marco Cappato si era già presentato in una caserma dei carabinieri per accusarsi della morte di un'altra grave malata, l'infermiera di Borgomanero Dominique Velati. Anche allora, il 15 dicembre del 2015, la fine della vita arrivò con la modalità del suicidio assistito, in quella occasione a Berna. "Non ho più saputo come è finita l'inchiesta", ha detto. Dominique Velati, militante radicale, era affetta da un tumore al colon che non le lasciava scampo. 

 

Altre due persone in attesa di andare in Svizzera – Con l'attuale legislazione italiana, al di là dei possibili distinguo del giudice, Marco Cappato rischia fino a 12 anni di carcere per il reato di istigazione e aiuto al suicidio. Ciò nonostante, il leader Radicale ha annunciato che “ci sono altre due persone pronte a partire per la Svizzera e avere accesso al suicidio assistito”. Nelle stesse ore arriva la notizia di un altro uomo, un italiano di 65 anni, morto oggi proprio nella stessa clinica dove è stato assistito Dj Fabo.

 

La lettera testamento - E proprio oggi è stato diffuso il testo di una lettera-testamento che Dj Fabo ha lasciato all'associazione Coscioni per spiegare il senso e lo scopo della sua decisione: "Le mie giornate sono intrise di sofferenza e disperazione, non trovando più il senso della mia vita ora. Fermamente deciso, trovo piiù dignitoso e coerente, per la persona che sono, terminare questa mia agonia", scrive senza mezzi termini.

 

 

Gentiloni: doveroso confronto Parlamentare - Parole arrivano anche dal presidente del Consiglio Paolo Gentiloni: "Mi sento colpito dalla vicenda come tutti i nostri concittadini. Il governo guarda con rispetto al confronto parlamentare che c'è e che credo sia doveroso e interpella le coscienze dei singoli parlamentari". 

 

 

 

Gli italiani che nel 2016 hanno scelto di andare a morire all'estero

 

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