Il cambiamento climatico minaccia un quarto dei patrimoni mondiali

Tra gli ecosistemi più a rischio c'è la Grande Barriera corallina australiana, la più grande al mondo (Getty Images)
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Secondo l'organizzazione non governativa Iunc, il numero dei siti Unesco a rischio è quasi raddoppiato in soli tre anni, passando da 35 a 62 su un totale di 241. Tra gli ecosistemi più colpiti: barriere coralline e ghiacciai

"Il cambiamento climatico agisce in fretta e non risparmia nemmeno i tesori più belli del nostro pianeta", come i siti patrimonio dell’umanità. Lo ha dichiarato Inger Andersen, la direttrice generale dell'Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (Iucn), presentando un report a cura della stessa organizzazione non governativa alla conferenza Onu sui cambiamenti climatici a Bonn, Germania. Dalla ricerca, che ha analizzato lo stato di salute dei 241 siti naturali patrimonio mondiale dell'umanità, emerge che il numero di quelli minacciati è quasi raddoppiato in soli tre anni: da 35 sono infatti divenuti 62, più di un quarto del totale. 

Coralli e ghiacciai gli ecosistemi più minacciati

L'Iunc, fondata nel 1948, è stata la prima organizzazione mondiale ad occuparsi di ambiente: da anni si impegna anche ad esaminare le minacce e a studiare i modi per preservare i siti naturali che si sono guadagnati il titolo Unesco di patrimonio mondiale dell'umanità. Il report presentato a Bonn, che arriva tre anni dopo l’ultimo, datato 2014, accende i riflettori in particolare su due ecosistemi: le barriere coralline e i ghiacciai. Entrambi, secondo l’organizzazione, sono sempre più minacciati dal riscaldamento degli oceani che nel primo caso provoca lo sbiancamento dei coralli mentre nel secondo ne causa lo scioglimento. Tra i siti più minacciati ci sono l'atollo di Aldabra nell'Oceano Indiano, la barriera corallina del Belize nell'Atlantico e la Grande Barriera australiana, la più grande al mondo. Per quanto riguarda i ghiacciai, invece, i più a rischio sono il parco nazionale del Kilimangiaro e il complesso Jungfrau-Aletsch sulle alpi svizzere. 

Il pericolo delle specie aliene invasive

Il cambiamento climatico, avverte l’Iunc, non è l’unico fattore di rischio per i patrimoni mondiali. Altre minacce sono rappresentate dal turismo insostenibile, lo sviluppo senza controllo di infrastrutture e la comparsa di specie aliene invasive. Quest’ultime, in particolare, rappresentano il pericolo più diffuso e molto spesso il loro impatto è aggravato dal cambiamento climatico, che ne facilita la diffusione e lo stanziamento.

Necessità di attuare l’accordo di Parigi

In base al rapporto il 29% dei siti patrimonio dell'umanità deve fare i conti con minacce "significative" e per il 7%, tra cui il parco nazionale statunitense delle Everglades e il lago Turkana in Kenya, si prospetta un futuro "critico". Tutti dati che mettono in luce una tendenza preoccupante che, secondo l'organizzazione, è destinata a crescere a meno che non si intervenga in modo incisivo. "La protezione dei siti dei patrimoni mondiali è una responsabilità internazionale dei governi che hanno firmato l'accordo di Parigi", ha spiegato ancora Inger Andersen, aggiungendo che "il rapporto Iunc invia un messaggio chiaro ai delegati riuniti qui a Bonn: i cambiamenti climatici agiscono velocemente e non risparmiano i tesori più belli del nostro pianeta". Per questo diventano necessari "impegni nazionali urgenti e ambiziosi per attuare l'accordo di Parigi".

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