Come si calcola la categoria degli uragani: la scala di Saffir-Simpson

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La scala va da 1 a 5 e si basa sulla velocità dei venti (da 119 km/h in su) per determinare il livello d'intensità della perturbazione. Indicati anche i danni previsti: dalla caduta di tegole all'isolamento di intere aree

Katrina nel 2005, Sandy nel 2012, e poi ancora Harvey, nel 2017. Questi sono solo alcuni dei nomi degli uragani più violenti che si sono abbattuti sugli Stati Uniti negli ultimi anni e che hanno causato, oltre che danni per milioni di dollari, molte vittime. Dai forti venti fino alle piogge, passando per una scala di classificazione che va da 1 a 5, ecco tutto quello che c’è da sapere su queste perturbazioni.

I nomi: uragano, tifone e ciclone

Un uragano è "un ciclone tropicale con venti a 119 chilometri orari o più alti", come spiega il National hurricane center statunitense. A seconda delle zone in cui la perturbazione si forma, il fenomeno cambia nome. Nel Pacifico nordoccidentale si usa il termine di "tifone", mentre eventi simili nell’Oceano Indiano o nel sud del Pacifico vengono chiamati "cicloni" (o "willy willy", in Australia). Il termine "uragano", invece, si usa nella zona Atlantica e del Golfo del Messico. A ogni perturbazione viene poi assegnato un nome proprio. In questo modo è più facile comunicare alla popolazione le informazioni sul fenomeno, e anche la classificazione risulta più semplice (qui l'elenco dei nomi). 

Stagioni e formazione degli uragani 

Le "stagioni degli uragani" variano a seconda della zona in cui si formano le perturbazioni. Nell’Atlantico e nel Pacifico orientale, per esempio, la fine del periodo è stata fissata dagli studiosi al 30 novembre. L’inizio, invece, è in due fasi diverse: nell’Atlantico, è l’1 giugno, mentre nel Pacifico orientale, il 15 maggio. Perché una perturbazione del genere si formi occorrono precise caratteristiche meteorologiche: gli uragani nascono in zone di bassa pressione, a causa del calore sprigionato dall’acqua calda degli oceani che rende l’aria umida e la fa evaporare. A questo punto, le correnti d’aria circostanti cominciano a ruotare in senso antiorario (in quello orario, nel caso dell’emisfero meridionale) per via della rotazione terrestre, trascinando con loro le nuvole della perturbazione, finché i venti non superano i 100 chilometri orari. Ogni uragano, inoltre, ha un punto - detto "occhio del ciclone" - che corrisponde a un'area centrale di bassa pressione (una sorta di cilindro interno), dove i fenomeni sono nulli e la nuvolosità scarsa. Quando tocca terra, la perturbazione perde intensità, ma causa comunque gravi danni.

La scala Saffir-Simpson: i venti aiutano a classificare il fenomeno

Per parlare dell’intensità di un uragano è stata creata una scala, quella di Saffir-Simpson, che va da 1 a 5 e si basa sulla forza dei venti che sono presenti nella perturbazione. A studiarla e realizzarla sono stati l’ingegnere Herb Saffir e il metereologo Bob Simpson, nel 1969. Da quel momento, il loro sistema indica la pericolosità degli uragani, dal livello più basso (1), fino a quello più alto (5), definito come "catastrofico".

Categoria 1: venti da 119 a 153 km/h

Già al livello 1 della scala Saffir-Simpson, si parla di “venti molto pericolosi" che possono produrre "qualche danno". Come spiega il National hurricane center, le case costruite con buone strutture potrebbero avere danni ai tetti, tegole o grondaie. Gli alberi potrebbero rompersi e le linee elettriche potrebbero interrompersi per giorni. 

Categoria 2: venti da 154 a 177 km/h

In questo caso i venti sono "estremamente pericolosi". I danni alle costruzioni non riguarderanno solo i tetti, ma anche alcune pareti esterne, così come gli alberi potrebbero cadere e bloccare numerose strade. Ci si può aspettare anche una perdita della corrente che duri per giorni o settimane. 

Categoria 3: venti da 178 a 208 km/h

È la circostanza per cui "ci saranno danni devastanti". Da questo livello in poi si parla di "grandi uragani". Potrebbero essere sollevati tetti di case e potrebbero cadere molti alberi. Oltre alla mancanza di elettricità, in questi casi, si può verificare anche l’assenza della fornitura di acqua.

Categoria 4: venti da 209 a 251 km/h

I danni, in questo caso, sono "catastrofici". Le case, oltre al tetto, possono perdere anche muri esterni e alcune aree si ritrovano isolate e allagate. La maggior parte della zona colpita diventa inagibile, anche per settimane o mesi.

Categoria 5: venti dai 252 km/h in su

È lo scenario peggiore, quello in cui ci sono i danni maggiori alle abitazioni e i rischi più alti per la popolazione. Questa è stato il livello, per fare un esempio, dell’uragano Katrina del 2005, che ha colpito la città americana di New Orleans ed è stato uno dei peggiori disastri naturali degli Usa.


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