Clima, eventi estremi El Niño più frequenti anche con intesa Parigi

Inondazioni in Perù a causa dell'ultimo forte El Niño (Foto: Getty Images)
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Secondo uno studio internazionale anche contenere l'aumento della temperatura del globo entro un grado e mezzo non eviterà la maggiore frequenza di eventi estremi El Niño

Anche se si riuscisse a contenere l'aumento della temperatura globale entro un grado centigrado e mezzo rispetto al periodo preindustriale, come prevede l'obiettivo più ambizioso dell'accordo di Parigi sul clima, nel corso dei prossimi decenni gli eventi estremi di El Niño saranno comunque più frequenti. La previsione è di uno studio pubblicato sulla rivista Nature Climate Change.

Lo studio

Condotto da un team internazionale, lo studio prevede che anche con un aumento della temperatura globale limitato a un grado e mezzo, la frequenza degli eventi estremi di El Niño potrebbe passare dagli attuali 5 eventi ogni 100 anni a 10 eventi per secolo nel 2050. La causa, secondo i ricercatori, è da individuare nella continuazione di un riscaldamento più rapido del Pacifico equatoriale orientale. L'incremento della frequenza di El Niño molto intensi potrebbe ancora proseguire, arrivando a 14 eventi estremi per secolo al 2150. E il numero di eventi estremi che si attende sarà anche maggiore, visto che il limite di 1,5 gradi sembra un obiettivo difficile da raggiungere. "Questo risultato è inatteso", spiega Guojian Wang, autore principale dello studio, "e indica che le generazioni future correranno rischi climatici associati agli eventi estremi del Niño anche maggiori rispetto a quelli previsti con un riscaldamento di 1,5 gradi". Diverso è il caso della Niña, l'opposto del Niño: con un aumento della temperatura contenuto entro un grado e mezzo le simulazioni fatte dagli scienziati non hanno evidenziato cambiamenti significativi.

El Niño e La Niña, cosa sono

El Niño e La Niña sono due fenomeni naturali e ciclici che si alternano nel corso degli anni, manifestandosi generalmente ogni 3-7 anni, inframezzati da periodi neutrali. El Niño consiste nel riscaldamento delle acque superficiali del Pacifico tropicale, mentre La Niña le raffredda. Dove l'uno porta siccità, l'altra porta piogge, e viceversa. Si tratta di due "motori" significativi del clima globale, che a loro volta, come suggerisce anche questo studio, subiscono le conseguenze dei mutamenti del clima prodotti dal riscaldamento globale.

L'ultimo El Niño

L'ultimo ciclo di El Niño, che si è verificato nel 2015 e 2016, è stato tra i più intensi e devastanti degli ultimi decenni. Ha portato alluvioni in Cile, Perù, Bolivia; siccità in Indonesia, Australia, Africa meridionale e Corno d'Africa, dove ha bruciato i campi e assetato il bestiame. Secondo l'Onu, ha creato problemi di sicurezza alimentare per 60 milioni di persone, di cui 40 milioni solo nel Corno d'Africa e in Africa meridionale. Ha inoltre contribuito, in piccola parte, all'aumento della temperatura globale ed è stato una spinta decisiva per il maxi evento di sbiancamento dei coralli che ha seriamente danneggiato la Grande barriera corallina australiana. Quest'anno, secondo le previsioni di giugno della Noaa, l'agenzia americana che si occupa di meteorologia, El Niño non dovrebbe sopraggiungere: è più probabile che in autunno permangano condizioni neutrali ma comunque un ritorno di El Niño non è del tutto da escludere. Le sue chance sono ancora al 35-50%.

L'accordo di Parigi

L'accordo sul clima siglato nella capitale francese, e di recente abbandonato dal presidente americano Donald Trump, impegna gli Stati ad adottare misure volte a contenere l'aumento della temperatura terrestre al di sotto di 2 gradi centigradi, per evitare gli impatti peggiori dei cambiamenti climatici. L'accordo tuttavia stabilisce anche un obiettivo più ambizioso, quello di contenere la "febbre" del pianeta entro un grado e mezzo, su richiesta dei Paesi più vulnerabili tra cui le isole del Pacifico a rischio scomparsa per l'innalzamento del livello dei mari.

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