Riscaldamento globale, in aumento le morti per il troppo calore

La comunità internazionale si è impegnata a combattere il riscaldamento globale. Nella foto, impianti petroliferi a Buttonwillow, California (Getty Images)
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Una ricerca pubblicata su "Nature Climate change" ha analizzato 1900 decessi dovuti a ipertermia: il 30% della popolazione mondiale vive per un numero eccessivo di giorni a contatto con temperature elevate. E i cambiamenti climatici peggiorano la situazione

Circa il 30% della popolazione mondiale vive, per almeno 20 giorni all'anno, a contatto con temperature talmente elevate da essere rischiose per la salute, se non letali. Lo rivela uno studio pubblicato su "Nature Climate change", nel quale si riscontra come i rischi complessivi di questo problema siano aumentati costantemente dal 1980 ad oggi. Anche se le emissioni fossero tagliate drasticamente, entro il 2100 la percentuale di umanità a rischio di ondate di calore salirebbe al 48%; nel caso non avvenisse alcuna riduzione nei gas serra, invece, due terzi della popolazione sarebbe in pericolo (in quest'ultimo scenario, anche l'Italia sarebbe a rischio).

Riscaldamento letale

Lo studio ha analizzato 1900 casi di morte associata al caldo eccessivo, suddivisi in 36 diversi Paesi (prevalentemente nella fascia temperata del pianeta, dal Nord America all'Europa fino alla Russia) e distribuiti negli ultimi 40 anni. Osservando le condizioni in cui tali decessi si sono verificati, i ricercatori dell'Università delle Hawaii sono stati in grado di stabilire una soglia oltre la quale si incorre nel rischio di episodi fatali. Le variabili che determinano tale confine sono temperatura e tasso di umidità: talvolta anche temperature relativamente basse (ad esempio, 23°C) possono rivelarsi pericolose se affiancate a fortissima umidità; quest'ultima, infatti, impedisce al sudore di evaporare quand'è molto elevata. Una volta applicato questo modello di rischio alle condizioni atmosferiche su scala globale è stato possibile individuare le maggiori aree a rischio, localizzate prevalentemente sulla fascia equatoriale, ma con criticità rilevanti in Centro e Nord America. E anche l'Italia non è esente da rischi, nello scenario peggiore proiettato nel 2100. Nel grafico in basso è possibile osservare la soglia oltre la quale umidità (asse verticale) e temperatura (asse orizzontale) possono rivelarsi  letali nel 95% dei casi (linea rossa). Un esempio: sono mortali, un'umidità del 60% quando abbinata a una temperatura di 30°C. La linea blu, rappresenta lo spartiacque fra l'area relativamente "sicura" e quella potenzialmente letale; le croci nere sono i casi di decesso osservati nello studio. Gli esagoni colorati rappresentano invece la frequenza di eventi non letali.

 

 

I rischi dell'ipertermia

La morte per ipertermia è causata, come suggerisce il nome, da un riscaldamento eccessivo del corpo: quando ciò avviene si possono verificare ictus o risposte infiammatorie in grado di uccidere. “Reperire così tanti casi di morti relazionate al calore è stato stupefacente, specialmente perché non sollevano molta attenzione”, ha spiegato al "Guardian" uno degli autori della ricerca, Camilo Mora: “Morire in un'ondata di calore è come essere cotti lentamente, una pura tortura. I giovani e gli anziani sono in particolare pericolo, ma abbiamo scoperto che questo calore può uccidere soldati, atleti, tutti”. Che il riscaldamento globale abbia contribuito ad aggravare questi rischi lo testimonia un'altra ricerca pubblicata a giugno su "Science advances", in cui si legge come negli ultimi 50 anni la probabilità di morte da calore eccessivo, in India, sia raddoppiata per via di un rialzo della temperatura media di 0,5°C.

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