Cambiamento climatico, potrebbe raddoppiare il rischio inondazioni

Il cambiamento climatico sta causando sta provocando un incremento del livello dei mari di circa quattro millimetri all'anno (Getty Images)
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L'innalzamento del livello dei mari, attualmente di 4 millimetri l'anno, potrebbe far incrementare la frequenza di questi eventi, soprattutto nelle zone dei Tropici

Le inondazioni delle aree costiere del mondo potrebbero diventare un evento molto più frequente di quanto stimato fino ad ora. L’innalzamento del livello dei mari stimato nei prossimi due decenni, infatti, potrebbe anche raddoppiare la loro frequenza, in particolare nelle regioni dei Tropici. È quanto emerge da un nuovo studio condotto dai ricercatori della Università dell’Illinois a Chicago e pubblicato sulla rivista "Scientific Reports".

Nuovi modelli climatici

Onde di grande portata, alte maree e tempeste sono tra i fattori che contribuiscono al verificarsi delle inondazioni. Tutti questi eventi, infatti, causano un innalzamento del livello delle acque. Tuttavia, gli attuali modelli climatici non hanno tenuto in considerazione le onde come fattore di rischio, con la conseguenza di sottostimare il loro impatto. Il gruppo di ricerca statunitense, guidato da Sean Vitousek, ha elaborato, invece, nuovi modelli statistici di previsione che calcolano la probabilità del ripetersi di un grande evento in base alle proiezioni dell’aumento dei livelli del mare combinate con i modelli di onde, maree e tempeste. Il cambiamento climatico, scrivono i ricercatori, sta provocando un incremento del livello dei mari di circa quattro millimetri all’anno. Un fenomeno, questo, che rischia di continuare per molti anni a causa dell’anidride carbonica emessa nell’atmosfera. Gli effetti sono già visibili nel progressivo scioglimento dei ghiacci e nell’espansione degli oceani, dovuta al riscaldamento globale.

L'innalzamento del livello delle acque

Dalle elaborazioni effettuate dei ricercatori dell’Università di Chicago è emerso che l’innalzamento dei livelli delle acque di 5-10 centimetri, stimato nei prossimi due decenni, potrebbe raddoppiare la frequenza delle inondazioni, con un interessamento della costa occidentale del Nord America, la costa atlantica dell’Europa e buona parte delle regioni che si affacciano sull’Oceano indiano. Le zone più vulnerabili sarebbero le grandi città del Brasile, della Costa d’Avorio e le piccole isole del Pacifico che rischiano, secondo gli scienziati, di sperimentare il raddoppio del fenomeno delle inondazioni già entro un decennio. Per Vitousek, l’aumento della frequenza di eventi estremi come le inondazioni è inevitabile. Certo, l’aumento costante del livello del mare non dovrebbe impattare direttamente su aree costiere progettate per resistere alle inondazioni, ma potrebbe fornire un punto di partenza più alto per le onde durante le tempeste.

Bisogna essere preparati agli effetti del cambiamento climatico

Questo studio, secondo gli esperti, dimostra come anche piccoli cambiamenti nel livello delle acque possano avere conseguenze notevoli a livello globale, aumentando la frequenza con cui vengono superate le soglie critiche di determinati eventi meteorologici. Secondo Vitousek è necessario cominciare a tagliare le emissioni di anidride carbonica. "Vogliamo – riporta il "Guardian" – che i ghiacci della Groenlandia e dell’Antartide rimangano intatti il più a lungo possibile". Allo stesso tempo, però, è necessario prepararsi al peggio, costruendo infrastrutture costiere in grado di far fronte ad eventi estremi sempre più frequenti.

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