Piazza San Carlo, al via il processo d'appello: Appendino presente in aula

Piemonte

L'ex sindaca è stata condannata in primo grado, con rito abbreviato, a 18 mesi di reclusione per omicidio colposo e lesioni. L'udienza è stata aggiornata al 19 ottobre

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È iniziato questa mattina a Torino il processo di appello per i fatti di piazza San Carlo dove, il 3 giugno 2017, si scatenò il panico tra la folla che stava assistendo alla finale di Champions League tra Juventus e Real Madrid, causando il ferimento di oltre 1.600 persone e la morte di due donne, Erika Pioletti, deceduta in ospedale dopo una decina di giorni, e Marisa Amato, rimasta tetraplegica e deceduta nel 2019.

L'udienza, dopo le richieste dei legali di acquisire una consulenza presentata in primo grado, è stata aggiornata al 19 ottobre. 

Il processo per i fatti di piazza San Carlo

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Presente in aula l'ex sindaca, Chiara Appendino, condannata a 18 mesi in primo grado con rito abbreviato per omicidio colposo e lesioni. La stessa condanna che avevano ricevuto il suo ex capo di gabinetto Paolo Giordana, l'allora questore Angelo Sanna, l'ex presidente di Turismo Torino (l'agenzia che prese in carico la creazione dell'evento) Maurizio Montagnese, ed Enrico Bertoletti, professionista che si occupò di parte della progettazione. Appendino, difesa dall'avvocato Luigi Chiappero e dall'avvocato Enrico Cairo, è presente in aula. Bertoletti invece ha rinunciato all'appello.

La prima udienza del processo d'appello

Questa mattina i legali dell'ex questore di Torino, Angelo Sanna, l'avvocato Roberto Macchia e l'avvocato Simona Grabbi, hanno presentato istanza di rinnovazione dell'istruttoria dibattimentale, chiedendo l'acquisizione della consulenza dell'ingegnere Giuseppe Amaro, depositata nel processo ordinario, che secondo i difensori ridisegna una piazza "completamente diversa" da quella disegnata della consulenza del perito della procura, l'architetto Mauro Esposito. "Nella consulenza Amato due sono i punti fondamentali - hanno spiegato Grabbi e Macchia - il primo è il transennamento che è stato considerato come una delle cause delle lesioni, il secondo l'affollamento, quindi le origini delle lesioni. Questa per noi è una prova importarne di cui abbiamo chiesto la riassunzione in contraddittorio con l'architetto Esposito". Inoltre gli avvocati di Sanna hanno chiesto "l'assunzione di sei testimoni, tre vigili del fuoco e tre funzionari della Questura". "L'obiettivo è chiarire l'effettiva situazione della piazza e che quello che ha fatto l'allora questore era coerente e non ha determinato in alcun modo le lesioni che ci sono state", concludono i legali di Sanna. Alle richieste il procuratore generale Carlo Maria Pellicano si è opposto.

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