Siccità in Piemonte, Cirio a Sky TG24: “Possibile razionamento acqua per tutta l'estate”

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Il presidente del Piemonte: “Sono 70 anni che non si registra una situazione del genere. Ho convocato un tavolo di crisi permanente”

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“Sono 70 anni che non c’è situazione simile. Se guardiamo le catene montuose non vediamo bianco, non ci sono riserve di neve che si accumula d’inverno e che poi si sciolgono d’estate e diventano acqua”. Così il presidente del Piemonte, Alberto Cirio, intervenuto a Buongiorno su Sky TG24 in merito all’allarme siccità che affligge la sua regione.Poi ha spiegato: “Abbiamo tre ordine di criticità: una agricola, per la quale ho chiesto lo stato di calamità naturale. La seconda è energetica, produciamo energia elettrica con acqua, ma le società non hanno acqua per far girare le loro centraline. La terza è invece civile, rischiamo di non avere riserve di acqua potabile e i centri del Piemonte rischiano di andare in difficoltà. Ho convocato tavolo di crisi che durerà finché la situazione non migliorerà”

I provvedimenti

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Per quanto riguarda invece le azioni da intraprendere per contrastare la crisi, Cirio ha dichiarato: “Ci stiamo coordinando con i Comuni, alcuni hanno già fatto delle ordinanze per razionare l’acqua dando delle priorità di utilizzo. Abbiamo alcune aree di riserva con le dighe, abbiamo chiesto alle società di mettere l’acqua a disposizione dell’agricoltura. Iren ha già accettato”. Infine, “abbiamo bisogno della dichiarazione di stato di calamità, in un anno in cui si registrano anche aumenti del prezzo del carburante non possiamo lasciare soli gli agricoltor”i.

Il razionamento

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Sulla possibilità di un razionamento dell’acqua per tutta l’estate, il governatore piemontese ha detto: “Parliamo di un caldo molto anticipato, a Torino alle 8:50 ci sono già 32 gradi. Le previsioni segnano perturbazioni, ma non possiamo aspettare sperando, dobbiamo intervenire. Il razionamento può essere un'ipotesi ma sorpattutto il sostegno economico a chi oggi rischia di non portare a casa il risultato del proprio lavoro. Razionamento solo notturno? Al momento si tratta di un razionamento solo in via precauzionale per non arrivare a un'emergenza davvero reale ed essere costretti a razionamenti durante il giorno, però sono ipotesi che potremo vagliare soltanto giorno dopo giorno".

In 170 comuni acqua solo per uso alimentare

In Piemonte sono 170, al momento, i comuni con ordinanze adottate o in corso di adozione sull'uso consapevole dell'acqua potabile, cioè finalizzato agli scopi alimentari, e di limitazione o divieto di usi impropri e 10, concentrati nel Novarese, quelli che hanno dovuto ricorrere all'interruzione notturna della fornitura. L'emergenza riguarda comunque tutta la regione, ma in modo disomogeneo. In provincia di Torino al momento sono 80 i comuni con ordinanze e solo in 3 è stato necessario intervenire con autobotti per rifornire di notte le cisterne. La situazione più critica si registra a Novara e nel Vco, con 40 ordinanze e 10 interruzione notturne di fornitura nel Novarese e mille interventi con autobotti.

Portata del Po in calo del 72%

Il Piemonte, ha poi fatto sapere Cirio, "registra una crisi idrica peggiore di quella del 2003, con il secondo maggio più caldo dal 2009 a oggi e il Po ha una portata d'acqua di -72% di quello che dovrebbe essere il dato di portata naturale. La criticità - ha spiegato - riguarda l'acqua di sorgente, perché non c'è neve sulle montagne. Dove ci si approvvigiona da falda bassa non c'è la stessa emergenza”.

Cia Piemonte: "Nel bacino del Po agricoltura rischia"

"Chiediamo interventi immediati per salvare le produzioni in campo - afferma Gabriele Carenini, presidente regionale di Cia Agricoltori italiani del Piemonte, al termine dell'incontro convocato stamattina dalla Regione Piemonte - ovvero turni per annaffiamenti, irrigazioni di soccorso per salvare le produzioni, azioni strutturali sulle infrastrutture idriche, come una rete di nuovi bacini e invasi, diffusi sul territorio, per l'accumulo e lo stoccaggio di acqua piovana. La situazione della siccità in Piemonte è drammatica. Nel bacino del Po, area centrale del Made in Italy agroalimentare, è a rischio fino al 50 per cento della produzione agricola".

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