Uccise ex moglie per gelosia a Volvera, condannato a 30 anni

Piemonte

Il pm Paolo Toso, nel suo intervento conclusivo, ha parlato del delitto spiegando che "qui si è in presenza dell'altro volto della gelosia, quello cattivo, possessivo e dominante, quello che offende la dignità della donna"

Condannato a 30 anni di carcere Nicola Cirillo, il 58enne che lo scorso 10 giugno a Volvera, in provincia di Torino, ha ucciso l'ex moglie a colpi di pistola. La decisione è stata presa dalla Corte d'assise di Torino.

Il femminicidio

L'uomo, dopo aver giocato al Superenalotto, entrò in casa dell'ex coiniuge Cristina Messina, 54 anni, e le sparò uccidendo. Ferì in modo molto grave anche la figlia 28enne della donna. Quindi, nel giro di qualche ora, si consegnò ai carabinieri. La coppia era separata da cinque anni.

Pm: "Tipo di gelosia possessiva e dominante"

Il pm Paolo Toso, nel suo intervento conclusivo, ha parlato del delitto spiegando che "qui si è in presenza dell'altro volto della gelosia, quello cattivo, possessivo e dominante, quello che offende la dignità della donna". La coppia era separata da cinque anni.

Premeditazione e futili motivi

La Corte ha applicato le aggravanti della premeditazione, dei futili motivi e del precedente vincolo di convivenza. Ha anche concesso le attenuanti generiche (equivalenti alle aggravanti). Qualche ora dopo il delitto l'uomo si era consegnato ai carabinieri. I giudici hanno riconosciuto alle parti civili il diritto a un risarcimento accordando provvisionali pari a 965 mila euro alla figliastra e per un totale di 460 mila euro ad altri quattro familiari, tutti patrocinati dall'avvocato Luca Marta.

L'avvocato: "Giudici hanno compiuto valutazione dei dati positivi"

"Il fatto che siano state riconosciute le attenuanti generiche significa che i giudici hanno compiuto una disamina e una valutazione dei dati positivi emersi nel corso della causa. Diversamente la condanna sarebbe stata all'ergastolo. Sotto questo profilo possiamo dirci soddisfatti. L'imputato, del resto, ha reso dichiarazioni sincere al punto da andare contro se stesso e la sua posizione processuale. Siamo inoltre convinti che anche le aggravanti possano essere rimesse in discussione. Vedremo in appello". È il commento dell'avvocato Gabriele Pipicelli, che insieme alla collega Maria Frezza ha difeso Cirillo.

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