Biella, chiesti 8 anni per i dirigenti della ditta che gestiva il forno crematorio

Piemonte
©Ansa

I sigilli alla struttura erano stati apposti nell’ottobre del 2018 dopo un blitz dei carabinieri, durante il quale furono rinvenuti resti umani abbandonati in scatoloni

Durante la prima udienza sul caso riguardante gli abusi nella gestione del forno crematorio di Biella, il procuratore Angela Teresa Camelio ha chiesto otto anni e tre mesi per Alessandro Ravetti e otto anni per il fratello Marco, titolari della Socrebi, la ditta che aveva in gestione l'impianto. Gli avvocati avevano invece richiesto una condanna a tre anni e mezzo. Una "lugubre catena di montaggio della morte", come era stato definito nell'ottobre 2018 dagli inquirenti, che vi trovarono ossa rotte e abbandonate, ceneri di corpi diversi mescolate e poi smaltite come normali rifiuti. Fuori dal tribunale erano presenti alcuni famigliari dei defunti cremati nel forno cittadino.

La vicenda

I sigilli al forno crematorio di Biella erano stati apposti il 26 ottobre 2018 dopo un blitz dei carabinieri, durante il quale furono rinvenuti resti umani abbandonati in scatoloni. A seguito delle indagini, furono eseguiti due ordini di custodia cautelare in carcere nei confronti di Alessandro Ravetti e del figlio Roberto. A fine 2019 il Comune di Biella aveva annunciato la revoca della concessione all’azienda e da poco ha riassunto il controllo della struttura.

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