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Facebook, secondo un rapporto la metà dei profili attivi è un fake

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2' di lettura

L’analisi, compilata da Aaron Greenspan, un ex compagno di studi di Zuckerberg, sostiene che il social non potrà mai arginare il problema. I due si sono scontrati anche su marchio e proprietà intellettuale 

Facebook non conosce più pace. Da qualche mese a questa parte, dallo scoppio dello scandalo Cambridge Analytica, il social network è stato, e continua a essere, continuamente al centro di processi giudiziari e indagini giornalistiche, nonché oggetto di critiche e proteste, anche da parte di semplici utenti. Questa volta, a irrompere sulla scena, riscaldando ulteriormente un ambiente già di per sé molto teso, è stato Aaron Greenspan, un ex compagno di studi di Mark Zuckerberg ad Harvard, il quale ha compilato e diffuso un rapporto in cui evidenzia come la metà dei profili registrati sulla piattaforma in realtà siano falsi. In passato, i due si sono scontrati anche in tribunale per la registrazione del marchio ‘Face Book’, il nome con cui il celebre social media era conosciuto agli esordi.

Dimezzare le stime ufficiali  

Nell’analisi condotta dalla Think Computer Corporation, il centro di ricerca guidato dallo stesso Greenspan, si legge che il 50% degli account attivi su Facebook sono falsi e che, di conseguenza, il numero reale degli utenti va dimezzato. Secondo le stime ufficiali, ad oggi ci sarebbero oltre due miliardi di persone iscritte al social network ma il rapporto sostiene che la cifra sia gonfiata proprio dai profili fake. “Facebook ora non ha, e non avrà mai, un modo per quantificare con precisione il problema degli account fasulli”, sostiene Greenspan.
Dal canto suo, il social ha fatto sapere che si tratta di un dato inequivocabilmente errato: “Fare una segnalazione responsabile vuol dire riportare dei fatti”, ha riferito un portavoce. Nel 2017, la piattaforma di Menlo Park aveva confermato l’esistenza dei profili falsi, dichiarando che erano circa 270 milioni.

La controversia sul marchio

Nel 2009 Greenspan e Zuckerberg si sono incrociati sui banchi del tribunale per risolvere la controversia sul marchio ‘Face Book’, raggiungendo un accordo confidenziale. Anche sulla proprietà intellettuale i due hanno trovato argomento di attrito, in quanto risale al 2003 il lancio di ‘houseSYSTEM’, un portale dedicato agli studenti di Harvard ideato da Greenspan, mentre il debutto ufficiale del ben più celebre social di Zuckerberg risale al 4 febbraio 2004. Per lo stesso motivo, il numero uno di Menlo Park ha dovuto vedersela anche con Tyler e Cameron Winklevoss, in una vicenda giudiziaria che ha portato nelle tasche dei due fratelli ben 65 milioni di dollari nel 2008.

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