Uno scanner facciale per salvare i salmoni da malattie e parassiti

Immagine di archivio (Getty Images)
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È l’idea di un’azienda norvegese, che sfrutta una tecnologia in grado di distinguere i pesci in modo da monitorarne le condizioni di salute e stabilire quali necessitino una cura

Le tecniche di riconoscimento facciale sono destinate a non rimanere un’esclusiva dell’essere umano, che le utilizza ormai in svariati ambiti, dagli smartphone al settore aeroportuale. L’azienda norvegese Cermaq ha infatti deciso di sfruttare la tecnologia per monitorare le condizioni di salute dei salmoni, che se infettati dai parassiti potrebbero rappresentare un pericolo per tutto l’ambiente marino circostante. La mossa del colosso nel campo dell’ittica arriva nel tentativo di porre fine a quelle epidemie che colpiscono gli allevamenti al largo delle coste dell’Oceano Atlantico causando perdite all’industria mondiale per circa un miliardo di dollari ogni anno.

Una cartella clinica per i salmoni

Harald Takle, uno dei ricercatori di Cermaq che ha lavorato allo sviluppo del progetto, afferma che si tratta di “un’autentica rivoluzione”, che permetterà la realizzazione di vere e proprie cartelle cliniche dei pesci che contenga tutte le condizioni di salute aggiornate. L’azienda ha infatti sviluppato uno scanner facciale 3D in grado di registrare l’aspetto di un salmone in maniera così precisa da differenziarlo da tutti gli altri esemplari, basandosi sulle trame di bocca, occhi e branchie. Il nuovo allevamento tecnologico sarebbe quindi dotato di telecamere poste a pelo d’acqua, che riprenderanno i circa 40.000 salmoni che ogni giorno devono riemergere, un’attività necessaria per la funzionalità delle vesciche dell’animale.

Quarantena e cura

Il sistema ideato da Cermaq prevede che i salmoni siano attirati verso la superficie attraverso un percorso formato di una serie di imbuti dotati di sensori. I dispositivi provvederanno quindi a scannerizzare la faccia e il corpo degli animali, alla ricerca di possibili anomalie. In caso di problemi quali l’ulcera cutanea o la presenza dei ‘pidocchi di mare’, responsabili in molti casi delle epidemie, i pesci verrebbero delicatamente prelevati e separati dagli altri esemplari per essere curati. Geir Stang Hauge, dirigente della startup norvegese BioSort, che ha collaborato con Cermaq allo sviluppo del progetto, spiega che “soltanto i salmoni che presentano il problema verranno selezionati per la cura, il che significa tra il 5 e il 20%. Questo evita che tutti gli altri pesci sani vengano sottoposti a un trattamento stressante”. 

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