Salmone norvegese da record: il prezzo al massimo storico

Cresce la richiesta di salmone nel mondo (Getty Images)
3' di lettura

L'aumento della domanda, soprattutto in Russia, Cina e Brasile, e le difficoltà dei produttori hanno fatto schizzare il costo oltre le 75 corone al chilo

Domanda in crescita e fornitori in difficoltà: sono i due elementi che hanno trascinato il salmone norvegese a un prezzo record. Ha superato le 76 corone al chilo (circa 8 euro). Utilizzato in piatti molto di moda come il sushi, il salmone ha visto un'impennata delle richieste anche in Paesi in via di sviluppo. Risultato: potrebbe non essercene abbastanza. E per averlo potrebbe essere necessario pagarlo caro.

Il rapporto tra domanda e offerta

Secondo dati raccolti da Bloomberg, nel primo trimestre del 2018 la richiesta globale di salmone è aumentata del 10,6% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. In Russia l'incremento è del 51%; in Sud Corea e Cina sfiora il 40%; in Brasile tocca il 20%, negli Stati Uniti il 9,7% e nell'Unione europea il 6,6%. A condizionare il prezzo, però, non è solo la domanda. Elemento chiave dell'apprezzamento è una compressione dell'offerta, cioè di quanto salmone norvegese c'è a disposizione sul mercato. La produzione, infatti, sta tardando più del previsto a recuperare da un'annata negativa come il 2016, quando gli stock di salmone di tutto il mondo sono stati devastati da parassiti.

La crisi del 2016

Secondo Gorjan Nikolik, analista di Rabobank citato da Bloomberg, il recupero tarda anche perché le acque fredde della Norvegia stanno condizionando l'alimentazione dei salmoni, che mangiano meno e rimangono di taglia più contenuta. Il mercato è influenzato anche dalle scelte del secondo produttore mondiale, il Cile: nel 2016, delle alghe tossiche uccisero milioni di pesci nelle acque del Pacifico meridionale. Per paura di una nuova invasione, i produttori cileni hanno preferito anticipare la pesca, altro fattore che ha inciso sulle dimensioni e quindi sulla disponibilità del prodotto. Cattive notizie anche dall'Alaska, dove i salmoni risalgono i fiumi per riprodursi: anche qui la produzione sta rallentando, secondo Alvin Tai, analista di Bloomberg Intelligence.  

L'arrivo dell'estate

"Le aspettative – afferma Nikolik – lasciavano presagire una ripresa dell'offerta, che però non c'è stata". Il mercato, però, dovrebbe aver già toccato il massimo, o potrebbe salire di poco. Merito, secondo l'analista, dell'arrivo dell'estate nell'emisfero boreale: i consumatori europei e nord americani preferiranno le grigliate all'aperto e compreranno più carne, facendo così diminuire la richiesta di salmone. I produttori avranno quindi un periodo di tregua per rifornire i magazzini, causando la riduzione dei prezzi.

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