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Non solo Rousseau: gli altri esempi di democrazia diretta, dalla Spagna all'Estonia

I titoli di Sky Tg24 delle ore 8 del 3/09

4' di lettura

Le piattaforme online per far esprimere ai cittadini il proprio voto non sono un’esclusiva del M5S: dopo i primi esempi dei partiti pirata del Nord Europa, anche altri Paesi e gruppi politici hanno seguito questa strada 

Ancora una volta, come già accaduto per l’alleanza di Governo con la Lega di Matteo Salvini, il Movimento 5 Stelle si affiderà al parere dei cittadini, raccolto attraverso la piattaforma Rousseau, per decidere se concedere il via libera al governo giallorosso, insieme con il PD, e al Conte-bis. Quello del partito pentastellato non è però l’unico esempio di democrazia diretta basata sulle possibilità offerte dalla tecnologia: da diversi anni si sta assistendo alla proposta di soluzioni digitali che puntano a rendere protagonisti i cittadini anziché lasciare le decisioni unicamente nelle mani di partiti e politici.

Cosa sono le piattaforme di democrazia diretta

Il concetto alla base delle piattaforme di democrazia diretta è molto semplice. L’obiettivo è offrire ai cittadini uno spazio utile sia a discutere che a esprimere il proprio parere, con un’influenza diretta sulle scelte di un partito. In altre parole, la piattaforma Rousseau ed esempi simili segnano l’ingresso nell’era “della disintermediazione”, come l'ha definita l’esponente pentastellato Roberto Fico, presidente della Camera dei deputati.

L’esempio spagnolo di Podemos

Insieme al Movimento 5 Stelle e Rousseau, la piattaforma "Participa" del partito spagnolo Podemos è uno degli esempi che più hanno richiamato l’attenzione recentemente. Oltre a essere la prova che queste soluzioni digitali, come spiega Paolo Gerbaudo sul Guardian, sono finora perlopiù limitate ai partiti populisti, Participa rappresenta pienamente l’idea della democrazia diretta e del coinvolgimento dei cittadini in prima persona. Il portale permette infatti sia di votare che, punto altrettanto importante, partecipare a discussioni in un’area chiamata ‘Plaza Podemos’, che ricorda per il funzionamento i forum del social Reddit. Da qui possono nascere proposte dalle quali i leader del partito possono prendere spunto per future votazioni.

I pionieri: partiti pirata e democrazia liquida

Prima di Participa e di Rousseau, ad aprire ufficialmente l’era della democrazia diretta basata sulla tecnologia erano stati i partiti pirata del Nord Europa, che introdussero l’utilizzo di LiquidFeedback. A differenza degli esempi più recenti, tuttavia, questa piattaforma implementa i principi della democrazia liquida: oltre a poter votare sulle tematiche proposte, LiquidFeedback permette ai cittadini di delegare il proprio voto qualora una persona non si ritenga abbastanza preparata per esprimere un parere e influenzare la decisione finale di un partito. In questo modo è possibile incentivare una maggiore partecipazione da parte dei cittadini. Come spiega il Guardian, secondo Andreas Nitsche, uno dei fondatori, la piattaforma si basa sull’idea che “dare più potere ai membri ordinari possa rendere i partiti più attenti ai bisogni della società".

Il caso dell'Estonia

All'interno del quadro europeo balza all’occhio il caso dell’Estonia, diventato nel 2005 il primo Paese a introdurre il voto elettronico, dapprima limitato alle consultazioni amministrative e poi esteso anche alle elezioni politiche. In una delle nazioni più digitalizzate al mondo, i cittadini hanno abbracciato volentieri questa soluzione, tanto che nel 2014 il 30% della popolazione ha optato per il voto elettronico. Si chiama invece "Rahvaalgatus" la piattaforma utilizzata dagli estoni per creare nuove iniziative, discutere e votare su proposte di legge, che vengono sottoposte al parlamento al raggiungimento di 1000 firme.

Democrazia diretta come strumento di propaganda?

Al di là delle interessanti possibilità offerte, le esperienze di democrazia diretta hanno evidenziato negli anni anche alcuni limiti. Quello principale riguarda l’utilizzo di queste piattaforme come una sorta di strumento di propaganda: accade spesso, infatti, che i cittadini vengano influenzati nel proprio giudizio dal modo di formulare le domande o persino dalle tempistiche scelte per le votazioni. In questo modo, i portali possono essere ridotti a un mezzo utile soltanto a confermare decisioni già prese dai leader politici. Come sottolineato dal Guardian, infatti, soltanto in due occasioni, su un totale di 40 referendum, i membri della piattaforma Rousseau hanno votato contro la volontà del partito. I casi scendono invece a zero se si guarda agli oltre 10 referendum online indetti da Podemos.

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