Alan Turing, 65 anni fa moriva il padre dell'intelligenza artificiale

Tecnologia

Dall'esplorazione dell'informatica al ruolo avuto durante la seconda guerra mondiale, fino alla grande intuizione: le macchine possono pensare. Un'esistenza geniale ma terminata tragicamente, con il suicidio del 7 giugno 1954

La vita di Alan Turing ha conosciuto fasi molto diverse nel corso della storia, con momenti di grande esaltazione per poi spegnersi tragicamente e in un oblio durato a lungo. Un genio, usato e poi emarginato, arrestato, svilito. Prima di essere riabilitato decenni dopo la morte, avvenuta il 7 giugno 1954, ed essere riconosciuto come uno dei padri dell'informatica e dell'intelligenza artificiale.

La nascita del genio

Alan Turing è nato a Londra il 23 giugno 1912. Sembra che, da ragazzo, sia stato l'emblema dello studente “intelligente che non si applica”. Appassionato di materie scientifiche, non brillava in quelle umanistiche, tanto da incontrare non poche difficoltà nel suo percorso verso il diploma. Concentratosi sui suoi argomenti preferiti, cambia marcia al King's College dell'Università di Cambridge, dove si laurea a pieni voti, con tanto di premio Smith, riconoscimento assegnato ai due migliori studenti in Fisica e Matematica dell'ateneo. Si trasferisce quindi a Princeton per il dottorato. In un articolo pubblicato in quegli anni, descrive per la prima volta la “Macchina di Turing”, precursore dei computer.

Il ruolo nella seconda guerra mondiale

Turing a questo punto è ormai riconosciuto come una delle più brillanti menti del Paese. Tanto che la Gran Bretagna ricorre a lui, durante la seconda guerra mondiale, nel tentativo di decrittare i messaggi cifrati prodotti dalle macchine tedesche. A 28 anni, Turing guida il team protagonista di questa “cyber-guerra” ante litteram, dalla quale uscirà vincitore dando un contributo importante a ribaltare le sorti del conflitto. Da una parte, grazie al progetto chiamato “Enigma”, il regime nazista aveva sviluppato codici leggibili solo da chi ne conoscesse le chiavi. Dall'altra c'era "Colossus", computer britannico in grado di intercettare e “tradurre” i messaggi dei tedeschi. Il ruolo di Turing e dei suoi colleghi rimase però a lungo segreto, impedendo loro di ricevere il riconoscimento che i loro successi avrebbero meritato.

“Le macchine possono pensare?”

Terminata la guerra, Turing torna alla ricerca accademica. E nel 1950 pubblica l'articolo “Computing machinery and intelligence”, uno dei pilastri nello sviluppo dell'intelligenza artificiale. Turing è convinto che l'applicazione degli algoritmi all'informatica possa consentire alle macchine di operare come il cervello umano. La sua idea è condensata già nella frase d'esordio dell'articolo: “Propongo di considerare una domanda: 'Le macchine possono pensare?'”. La possibilità che accada viene spiegata con un esempio pratico, che Turing definisce “the imitation game”. L'espressione darà il titolo al film di Morten Tyldum che, nel 2014, ha raccontato la vita del matematico, interpretato da Benedict Cumberbatch.

La morte e la grazia postuma

La genialità delle sue intuizioni, la brillante carriera accademica e il suo servizio alla patria vengono però dimenticate rapidamente. Il 31 marzo 1952, Alan Turing viene infatti arrestato per omosessualità. La sua difesa (“Non credo di aver fatto nulla di male”) è un'ammissione. Si ritrova a scegliere tra il carcere e la castrazione chimica. Imbottito di ormoni femminili, depresso e umiliato, Turing si suicida il 7 giugno 1954, avvelenandosi con il cianuro. Viene ritrovato cadavere con accanto una mela morsicata, mai analizzata ma probabilmente contaminata dalla sostanza che lo ha ucciso. Solo nel 2009, il governo britannico si è scusato ufficialmente per il trattamento riservato a Turing. Nel 2012, un appello firmato da diversi scienziati (tra i quali Stephen Hawking) ha chiesto la grazia postuma per il padre dell'intelligenza artificiale, che gli è stata concessa dalla Regina Elisabetta il 24 dicembre 2013.

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