Revolut, hacker hanno agito con una pec italiana compromessa: esposti dati di 680 clienti
TecnologiaLa polizia informatica ha avviato le indagini per accesso abusivo a sistema informatico e frode informatica. Gli hacker si sarebbero serviti di un indirizzo ufficiale di posta certificata delle forze dell’ordine italiane per chiedere e ottenere tutti i dati: dalla residenza al passaporto, fino ai conti correnti e ai movimenti bancari
Si sono serviti di una email istituzionale compromessa appartenente a un'istituzione italiana gli hacker che hanno truffato Revolut. Così facendo, nascondendosi dietro un legittimo dominio di posta elettronica di un’agenzia governativa, i criminali informatici sono riusciti a entrare in possesso dei dati personali di quasi 700 clienti dell'azienda di servizi bancari del Regno Unito. La polizia informatica ha aperto un’indagine per accesso abusivo a sistema informatico e frode informatica ed è al lavoro per risalire ai responsabili.
Rubati i dati di 680 clienti
A confermare "una sofisticata truffa di impersonificazione esterna, nella quale un soggetto terzo non autorizzato ha utilizzato un indirizzo e-mail appartenente a un dominio legittimo di un'agenzia governativa per presentare richieste fraudolente di informazioni", è stata la stessa fintech britannica, nata come startup per i pagamenti digitali e ora diretta concorrente delle più grandi banche europee. I criminali informatici, in pratica, sono riusciti a chiedere e ottenere informazioni sensibili che sono state divulgate a una terza parte non autorizzata. Si tratta dei dati dei passaporti, degli indirizzi di residenza ma soprattutto dei conti in banca e delle transazioni economiche effettuate dai clienti: circa 680 secondo quanto reso noto dalla società. Ma, afferma un portavoce, "i sistemi di Revolut e i fondi dei clienti non sono stati toccati".
su insider
Revolut, se la truffa arriva da un vero dominio governativo
Usato indirizzo certificato delle forze dell’ordine italiane
Revolut ha fatto sapere di essersi mossa immediatamente quando si è accorta dell’hackeraggio. "Non appena individuata la frode - ha spiegato un portavoce della società - abbiamo immediatamente bloccato l'indirizzo e informato l'agenzia governativa interessata, nonché le autorità di contrasto, le autorità per la protezione dei dati e le autorità di vigilanza finanziaria". Inoltre, ha aggiunto, è stato direttamente contattato "il numero limitato di persone coinvolte per informarle dell'accaduto e fornire loro assistenza". Come spiegato dalla società, agli hacker non è servito violare i server o superare complesse barriere informatiche: è stato sufficiente utilizzare un indirizzo ufficiale di posta certificata delle forze dell’ordine italiane che era stato in precedenza violato per ottenere dalla banca tutti i dati desiderati, fingendo fossero necessari per un’indagine internazionale.
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Istituti finanziari obbligati a fornire dati a forze dell'ordine ed enti governativi
I criminali avrebbero lavorato all’attacco per molti mesi, sfruttando l’obbligo al quale sono sottoposti tutti gli istituti finanziari di fornire alle forze dell’ordine e agli enti governativi tutte le informazioni necessarie a eventuali indagini o dossier ufficiali. Come ribadito dal portavoce di Revolut, “le richieste provenienti da indirizzi di dominio governativi verificati vengono elaborate come richieste legali obbligatorie”. In questo caso, hanno aggiunto dalla società britannica, “poiché le richieste contenevano una valida autenticazione tecnica del dominio, sono state soddisfatte come conformità legale standard con la ragionevole aspettativa che si trattasse di un'indagine autentica dell'agenzia”.
Codacons pronto ad azioni legali
Nella questione della truffa a Revolut si è inserito anche il Codacons che ha chiesto chiarimenti e ha annunciato di stare valutando "le possibili azioni legali da intraprendere in caso di violazione della privacy degli utenti". L'associazione dei consumatori ha spiegato di voler "capire se tra i dati consegnati ai cyber-criminali ci siano anche informazioni sensibili relative alla clientela italiana, e quanti soggetti siano stati coinvolti". Stando alle notizie trapelate, ha sottolineato il Codacons, "emergerebbe poi che altre istituzioni e forze dell'ordine italiane sarebbero state violate dal gruppo criminale responsabile della truffa a Revolut. Questo espone una moltitudine di aziende a tentativi di truffe attraverso pec istituzionali, del tutto simili a quella subita dalla società britannica, mettendo a serio rischio una mole enorme di dati personali degli utenti". Per tali motivi l'associazione ha chiesto alle autorità competenti di attivarsi per accertare le dimensioni del fenomeno per capire se e quante istituzioni italiane siano state violate dai criminali informatici e quali pec siano state utilizzate per realizzare furti di dati sensibili.