La Commissione ha constatato che Meta, grazie a WhatsApp, "detiene a prima vista una posizione dominante" nel mercato europeo per le applicazioni di comunicazione rivolte ai consumatori almeno dal gennaio 2023. Il colosso di Menlo Park ha ora cinque giorni di tempo per mettersi in regola. In caso contrario, rischia sanzioni fino al 10% del fatturato globale dell'esercizio precedente
La Commissione europea ha ordinato a Meta di ripristinare l'accesso gratuito agli assistenti basati sull'intelligenza artificiale concorrenti alla propria piattaforma di messaggistica WhatsApp, e mantenerlo fino alla conclusione dell'indagine antitrust della Commissione, che ravvisa potenziali violazioni delle norme antitrust dell'Ue. Lo annuncia nel corso di una conferenza stampa la vicepresidente dell'esecutivo Ue con delega alla Concorrenza, Teresa Ribera, spiegando che secondo l'esecutivo Ue la misura è necessaria per prevenire danni "gravi e irreparabili" alla concorrenza nel mercato in crescita degli assistenti Ia.
Ue ordina ripristino accesso modelli Ia concorrenti a WhatsApp
Come spiega in un comunicato, la Commissione ha constatato che Meta, grazie a WhatsApp, "detiene a prima vista una posizione dominante" nel mercato europeo per le applicazioni di comunicazione rivolte ai consumatori almeno dal gennaio 2023. "Esiste un urgente bisogno di prevenire il rischio di danni gravi alla struttura concorrenziale nel mercato in crescita degli assistenti di Ia generali. La modifica della politica di Meta rischia di danneggiare la concorrenza in un momento chiave per lo sviluppo di quel mercato, in cui i soggetti più piccoli e i nuovi entranti possono sfidare i grandi operatori consolidati", rileva il comunicato. L'azienda ha ora cinque giorni lavorativi per conformarsi e dovrà mantenere tale livello di accesso fino all'adozione di una decisione definitiva sul caso: come rimarca l'esecutivo Ue, l'indagine sostanziale nel merito di tutte le parti del caso è ancora in corso.
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Menlo Park fa ricorso per eccesso di regolamentazione
Immediata la replica di Meta, che ha annunciato ricorso contro un provvedimento definito un "eccesso di regolamentazione". La responsabile dell'Antitrust ha respinto le accuse di protezionismo ricordando che metà dei ricorrenti sono aziende IA degli Stati Uniti, e che l'unico obiettivo resta tutelare i consumatori e l'innovazione. Sul piano della concorrenza si apre un altro fronte, questa volta con Apple. La Commissione ha respinto la tesi di Cupertino, secondo cui i paletti di Bruxelles sui mercati digitali sarebbero la causa del mancato debutto di Siri AI in Europa. Il portavoce dell'esecutivo Ue per gli affari digitali, Thomas Regnier, ha chiarito che la decisione di rinviare il lancio del nuovo assistente vocale in Ue è una scelta unilaterale dell'azienda: "Nulla, nella legge sui mercati digitali, vieta ad Apple di farlo". In base alle norme Ue, Cupertino è tenuta ad aprire i propri dispositivi alle funzionalità dei suoi concorrenti. Di fronte a questo obbligo, il colosso ha richiesto un'esenzione che Bruxelles ha però giudicato "non praticabile" sia perché avrebbe favorito Siri AI a danno dei concorrenti, sia perché, come concluso dal portavoce, "il diritto Ue non è negoziabile".