Smart working, lavorare a 70 metri sul Mare d’Irlanda. VIDEO

Tecnologia
Timbuktu Content/Five9

Bastano un computer, un telefono e una connessione funzionante. La storia di Jason Griffin, consulente del cloud contact centre Five9, che da Glasgow ha spostato per un giorno il suo ufficio su una scogliera a strapiombo nel Galles, dimostra che il lavoro da remoto può spingersi fin dove l’aiuto della tecnologia e delle connessioni lo permette

La pandemia da coronavirus (LO SPECIALE) ha modificato la concezione dei luoghi, dei tempi e dei modi di lavoro. Lo smartworking esisteva già prima dell’anno scorso, ma sono molti i lavoratori che hanno scoperto, anche forzatamente, il lavoro da remoto a causa dell’emergenza sanitaria. Quello che sembrava un compromesso temporaneo è ormai forse destinato a diventare normalità, anche quando usciremo dalla pandemia. Smartworking, però, non vuol dire solo lavorare da casa. C’è chi è disposto a spingersi fin dove l’aiuto della tecnologia e delle connessioni lo permette.

A 70 metri sul Mare d’Irlanda

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Ne è un esempio la storia dello scozzese Jason Griffin, 34 anni, consulente di Five9, azienda leader nella fornitura di software per contact center per il cloud. Originario di Glasgow, accompagnato dall’istruttrice di arrampicata Anna Taylor e dalle telecamere di Timbuktu Content, ha lavorato per un giorno da una scogliera sul litorale di Anglesey, Galles. Sospeso a 70 metri sul Mare d’Irlanda, un laptop collegato a un telefono: le chiamate, le video-conferenze e le chat per aiutare i clienti di Five9 sono gli stessi di sempre. È l’ufficio che cambia.

Dai call center ai cloud contact center

I contact center sono l’evoluzione naturale dei più tradizionali call center. Con la domanda crescente per diversi canali di comunicazione, l’offerta dei call center ai propri clienti si è adattata al cambiamento tecnologico. Molte aziende, come Five9, operano oggi con un insieme di diversi canali di comunicazione: non più solo telefonate, ma anche chat e email. I cloud contact center rappresentano l’ulteriore passo verso lo smantellamento della concezione del luogo fisico di lavoro, appoggiandosi per l’attività di tutti i giorni, appunto, sui cloud: l’erogazione di servizi offerti su richiesta da un fornitore a un cliente finale attraverso la rete internet, a partire da un insieme di risorse preesistenti, configurabili e disponibili in remoto.

Nuova normalità

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I cloud contact centre sono uno dei settori meno impattati dall’emergenza coronavirus. Il lavoro da remoto e la tecnologia hanno mantenuto stretto il contatto tra le aziende che operano in questo campo e i propri clienti. Anche da una scogliera sul Mare d’Irlanda. Mentre si cercano soluzioni a livello globale per raggiungere una nuova normalità lavorativa per il dopo-pandemia, il campo dei customer service potrebbe continuare con il lavoro da remoto. Sarà così per Jason Griffin, già impegnato nei preparativi della sua prossima avventura da remoto: quest'estate lavorerà da un'isola disabitata delle Ebridi Esterne, al largo della costa della sua Scozia.

 

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