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"Sono cinese, ma non sono un virus", la campagna condivisa sul web

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3' di lettura

Grazie all'hastag #JeNeSuisPasUnVirus, sui social network si è diffusa molto velocemente una vera e propria campagna contro il razzismo nei confronti delle persone asiatiche, al centro di attacchi gratuiti a causa della diffusione del nuovo coronavirus cinese 

“Io sono cinese, ma non sono un virus!! So che tutti hanno paura del virus, ma nessun pregiudizio, per favore”. Con queste parole, scritte in francese su Twitter e seguite dall’hastag #JeNeSuisPasUnVirus, Lou Chengwang ha permesso un'ampia diffusione a quella che si è dimostrata essere una vera e propria campagna sui social, diventata virale in poche ore.

La campagna diventata virale

Il giovane ragazzo cinese, che ha accompagnato il suo post con una foto che lo ritrae dietro il cartello che recita proprio la didascalia “io non sono un virus”, ha incuriosito gli utenti della celebre piattaforma di microblogging che hanno retwittato il suo post oltre 12mila volte, cliccando sul cuoricino per oltre 37mila volte. E dando di fatto il là all'ampia diffusione della campagna anti-razzismo. L’intento, con l’hastag che ha preso spunto dal “Je suis Charlie”, lanciato nel 2015 dopo l’attentato terroristico di Parigi è quello di mettere fine ad episodi di razzismo e intolleranza di cui sono vittime i cinesi in queste giornate in cui l’epidemia del coronavirus sta prendendo sempre più piede.

Le testimonianze social

“Io non sono un virus! Non tutti gli asiatici sono cinesi. Non tutti i cinesi hanno il virus. Sono stato insultato in un tram di Bordeaux da alcuni giovani poche ore fa. Se le persone mi insultano perché sono asiatico, non mi interessa. Ma se questo insulto è per mia figlia, è semplicemente inimmaginabile. È tutto molto triste”. Questo uno dei messaggi, scritto dall’utente @jay_relaxed_walker su Instagram, e che riprende la stessa metodologia lanciata da Chengwang: la foto con il cartello e la scritta “Je ne suis pax un virus!”. I messaggi sui social sono un fiume ininterrotto di denunce, come quella di “Butchi” che su Twitter racconta come, andando a lavoro, abbia incrociato sulla sua strada due ragazzi che hanno esclamato “guarda una cinese!”, senza sapere che è vietnamita e non ha nessun virus.

Gli articoli sulla stampa internazionale

La campagna social anti-razzismo ha quindi varcato i confini social ed è arrivata su numerosi siti di news, tra cui quello della BBC. Qui l’articolo racconta di episodi di razzismo nei confronti degli asiatici segnalati anche nel Regno Unito, con segnalazioni di abusi sui trasporti pubblici oltre che sui social media. Anche il francese "Le Figaro" ha dato risalto alla diffusione dell'hastag, citando il tweet di una giovane ragazza, tra le prime persone ad aver lanciato l'idea ma che ha preferito rimanere anonima, secondo la quale  #JeNeSuisPasUnVirus poteva essere un modo affinchè il razzismo anti-asiatico non venisse minimizzato o addirittura non considerato. 

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