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TikTok rischia indagine per censura in favore della Cina

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2' di lettura

Il senatore Rubio ha chiesto al governo americano di rivedere l'acquisizione di Musical.ly da parte di ByteDance: sostiene che TikTok sarebbe usata dal governo cinese per censurare contenuti politicamente sensibili

Gli Stati Uniti potrebbero indagare su TikTok, l’app cinese particolarmente amata dai giovani e dedicata alla condivisione di brevi video musicali amatoriali.
Il senatore repubblicano Marco Rubio, mercoledì 10 ottobre, ha chiesto al Comitato sugli investimenti esteri negli Stati Uniti di rivedere l'acquisizione di Musical.ly da parte di ByteDance, la società proprietaria di TikTok, sostenendo che TikTok sarebbe utilizzata dal governo cinese per censurare contenuti politicamente sensibili.
Nel 2017, Musical.ly, con sede in California, è stata acquistata dalla società cinese Bytedance per quasi un miliardo di dollari. L’azienda, un anno dopo, ha poi deciso di fondere le due piattaforme, indirizzando così gli utenti statunitensi all’app TikTok.

La lettera destinata a Steven Mnuchin

Come riporta Reuters, in una lettera destinata al segretario al Tesoro Steven Mnuchin, che dirige il Comitato per gli investimenti esteri negli Stati Uniti (CFIUS), Rubio ha scritto che le app di proprietà della Cina "vengono sempre più utilizzate per censurare contenuti e mettere a tacere discussioni aperte su argomenti ritenuti sensibili dal governo cinese e dal Partito comunista".
La Cina, secondo quanto sostenuto dal senatore repubblicano, starebbe “usando queste app per far avanzare la propria politica estera e reprimere a livello globale la libertà di espressione, e altre libertà che noi americani amiamo così profondamente”.

La risposta di TikTok

In difesa dell’app tanto amata dai più giovani è intervenuto un portavoce di TikTok che ha dichiarato che l'azienda archivia tutti i dati degli utenti statunitensi negli Stati Uniti. "TikTok US è localizzato e aderisce alle leggi statunitensi. Il governo cinese non richiede che TikTok censuri contenuti e non avrebbe giurisdizione a prescindere, dal momento che TikTok non opera lì”, ha dichiarato il portavoce. “Le nostre politiche sui contenuti e sulla moderazione sono guidate dal nostro team con sede negli Usa e non sono influenzate da alcun governo straniero. Oltre al nostro team negli Stati Uniti, ci avvaliamo della consulenza di diversi consulenti e terze parti, e stiamo considerando la formazione di un comitato composto da organizzazioni ed esperti di primo piano che possano aiutarci a perfezionare e a valutare regolarmente le nostre politiche e la loro implementazione, e aumentare la trasparenza".

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