Samsung, l’erede Lee tornerà a processo: rischia inasprimento pena

Tecnologia
Lee Jae-Yong (Getty Images)

Lo ha stabilito la Corte suprema sudcoreana, che ha disposto la revisione della sospensione della pena accordata nel 2018 dopo la precedente condanna per corruzione 

L’erede di Samsung Lee Jae-Yong dovrà affrontare un nuovo processo, come deciso dalla Corte suprema sudcoreana in riferimento al caso che aveva visto il nipote del fondatore del colosso asiatico condannato per frode e corruzione nel 2017. Lee, vicepresidente di Samsung, aveva trascorso diversi mesi in carcere prima della revisione della condanna da parte della Corte d'appello nel febbraio 2018 e la conseguente concessione della libertà condizionale, dopo che la pena era stata ridotta a due anni e mezzo. Lo stesso scandalo aveva portato all’impeachment dell’ex presidente della Corea del Sud Park Geun-hye, poi rimossa dalla carica.

Il caso dell’erede di Samsung: condanna e sospensione

Lee Jae-yong era stato incriminato per corruzione e frode nell’ambito di uno scandalo che aveva coinvolto altri personaggi influenti del mondo politico sudcoreano. In particolare, l’erede dell’impero di Samsung era stato accusato di aver richiesto favori o protezione politica a persone vicine alla presidente Park Geun-hye promettendo o versando circa 38 milioni di dollari. A fronte di una richiesta di 12 anni della Procura sudcoreana, Lee era stato condannato a cinque anni di carcere nell’agosto 2017; tuttavia dopo pochi mesi scontati, nel febbraio 2018, la Corte d’appello aveva ribaltato il verdetto riducendo la pena a due anni e mezzo e poi sospendendola tramite la concessione della libertà condizionale. Ora, a distanza di oltre un anno, la Corte suprema sudcoreana chiede una revisione della decisione dello scorso anno, disponendo un nuovo processo che potrebbe portare a un inasprimento della condanna.

Corruzione per più controllo su Samsung

Non si chiude quindi lo scandalo di corruzione che aveva travolto Lee Jae-yong, vicepresidente di Samsung Electronics dal 2012 e arrivato a possedere sempre più influenza all’interno dell’azienda dopo i problemi di salute del padre Lee Kun-hee, colpito da infarto nel 2014. Secondo l’accusa, il tentativo di corruzione sarebbe stato volto a ottenere il sostegno del fondo pensione pubblico per una fusione tra due sussidiarie, così da rafforzare il controllo sull’intero gruppo. 

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