Milan Games Week 2018, i videogiochi secondo Rovazzi

Tecnologia

Cristian Paolini

La fiera dedicata al divertimento elettronico di Milano è stata l'occasione di incontrare uno dei personaggi più popolari del momento tra i giovani e i giovanissimi. Ci ha raccontato come nasce questa passione e come influenza il suo lavoro

Dal vegetale al militare, il passo forse non è poi così lungo. Fabio Rovazzi in occasione della Games Week (GUARDA IL SERVIZIO) ci ha raccontato la sua collaborazione con Activision per il nuovo capitolo dello sparatutto Call of Duty, in uscita il 12 ottobre in tutti i negozi, come nasce la sua passione per i videogiochi e un consiglio per i giovani che come nel suo primo film sono in cerca di lavoro e potrebbero trovare proprio nell'industria videoludica uno sbocco professionale.

La prima domanda è obbligatoria: com'è Call of Duty?

Io sono un fan e un appassionato da anni di questa serie. E' una cosa che non mostro spesso, nel senso che molti non sanno che ho un lato gaming molto forte. Quest’anno Black Ops 4 è una figata pazzesca, ha inserito nuove modalità anche il battle royale che ho provato e di cui mi sono già innamorato. Non vedo l’ora che esca, e tra l’altro manca solo una settimana. Dopodiché la mia vita sociale finirà per sempre...

 

Quindi il tuo rapporto con i videogiochi è molto forte?

Direi proprio di sì, anzi ha fatto scattare l’amore per tutta la tecnologia. Quando ero piccolo mi regalarono un computer usato con un hardware parecchio obsoleto, ma fu l'occasione per imparare come si montarono i componenti, cosa che poi mi è servita ad esempio nell’attività di montaggio die miei video. Videogiocare mi piace tantissimo e se non lo faccioalmeno un’oretta al giorno non sono io.

 

Cosa c’è dei videogiochi nei tuoi video?

C’è tanto perché io sono un appassionato di film d’azione e di giochi sparatutto. Forse non ci sono chiari riferimenti a un videogioco nel mio ultimo video, ad esempio, ma sicuramente c’è tanta azione.

 

I videogiochi possono essere un'occasione professionale seria per i giovani?

Sì, i videogiochi possono essere uno sbocco professionale, soprattutto quest’anno che sono nate e cresciute in maniera incredibile le realtà streaming di cui Ninja è il capo, stiamo parlando di uno streamer Usa che giuadagna mezzo milione al mese. Sì direi che sono una possibilità di lavoro, se poi uno è bravo anche a intrattenere, diciamo, visivamente può intraprendere questa strada e può essere redditizia. Non so quanto, ma l’importante è provarci.

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