WhatsApp, il fondatore pentito: “Ho venduto la privacy degli utenti”

Facebook ha acquisito Whatsapp nel 2014 (Getty Images)
3' di lettura

Brian Acton ha raccontato la rottura, consumata circa un anno fa, con Mark Zuckerberg. È arrivata una dura risposta da parte dei uno dei manager di punta di Facebook  

“Alla fine dei conti, ho venduto la mia compagnia. Ho venduto la privacy dei miei utenti. Ho fatto una scelta e accettato un compromesso. E ci convivo ogni giorno”. A parlare è Brian Acton, il co-fondatore di WhatsApp. Per la prima volta, in un'intervista a Forbes, ha raccontato la vendita a Facebook e l'addio alla società, avvenuta circa un anno fa.

 

I motivi dell'addio a Facebook

Acton, da sempre dietro le quinte, si era fatto notare alla fine di marzo twittando #deletefacebook dopo il caso Cambridge Analytica. Un invito a cancellarsi dal social network che lo aveva reso miliardario e per la quale lavorava fino a qualche mese prima. Adesso, dopo l'addio dell'altro co-fondatore Jan Koum e dei padri di Instagram, Acton torna all'attacco. Afferma che “gli sforzi per spingere i ricavi” stavano andando “a scapito della bontà del prodotto”. Un atteggiamento che “mi ha lasciato con l'amaro in bocca”. E che ha portato alle dimissioni. Acton racconta di un rapporto personale mai sbocciato con Zuckerberg (“Non ho molto da aggiungere sul ragazzo”). E di una prospettiva completamente diversa rispetto alla sua. Facebook, contro la volontà dei fondatori, voleva introdurre la pubblicità su WhatsApp. Acton ha raccontato di aver proposto a Sheryl Sandberg un'alternativa: far pagare gli utenti pochi centesimi dopo un certo numero di messaggi. Una soluzione che non avrebbe convinto i vertici di Menlo Park. Secondo Acton perché non avrebbe reso abbastanza. “Loro sono buoni uomini d'affari. Solo che rappresentano – ha affermato il co-fondatore di WhatsApp - pratiche, principi etici e politiche con i quali non sono d'accordo”. Ecco allora i motivi dell'addio. Costato ad Acton 850 milioni di dollari. A tanto equivale l'ultima tranche di azioni che avrebbe ottenuto di lì a qualche mese.

 

La risposta di Mr Messenger

Facebook non ha risposto ufficialmente. Lo ha fatto però con un post, a titolo personale, David Marcus. Fino a maggio è stato responsabile di Messenger e oggi è a capo dei progetti di Menlo Park sulla blockchain. “Ditemi pure che sono vecchio stile – scrive Marcus – ma credo che attaccare le persone e la compagnia che ti hanno reso miliardario e che ti hanno protetto per anni, sia un colpo basso”. Acton ha sì rinunciato a 850 milioni. Ma ha comunque incassato buona parte di quei 19 miliardi spesi da Facebook per comprare l'app di messaggistica. Lo stesso co-fondatore l'ha definita definisce “un'offerta che non si poteva rifiutare”. Marcus difende direttamente Zuckerberg, per aver “tutelato” e dato “un'autonomia senza precedenti in una grande compagnia” ai fondatori delle società acquisite, come WhatsApp e Instagram. Quanto alle alternative proposte da Acton, Marcus sostiene un'altra versione, trasformandosi in una zavorra con il chiaro intento di “rallentare” l'avanzamento dei progetti.

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