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Dieci cose da sapere su Mark Zuckerberg

Mark Zuckerberg ha fondato Facebook nel 2004, all'età di 20 anni (Getty Images)
9' di lettura

Il fondatore di Facebook è nato il 14 maggio 1984: ecco come ha creato il social network più usato al mondo e come lo ha gestito fino al caso Cambridge Analytica

Mark Zuckerberg è uno degli uomini più popolari del pianeta, ma non tutti gli aspetti della sua vita sono noti agli oltre due miliardi di persone che ogni giorno utilizzano il social network da lui creato. Ecco dieci curiosità che forse non sapevate del numero uno di Menlo Park.

1. Chi è Mark Zuckerberg

Mark Zuckerberg è nato a White Plains, Stato di New York, il 14 maggio 1984. Iniziò a creare software alle scuole medie, quando il padre gli insegnò un programma base e assunse un programmatore per dargli lezioni private. Iscritto all’università di Harvard, era per sua stessa ammissione poco concentrato sui corsi perché impegnato per gran parte del suo tempo a programmare. Zuckerberg fondò Facebook nel 2004, insieme ai colleghi Eduardo Saverin, Andrew McCollum, Dustin Moskovitz e Chris Hughes. Facebook è il primo social network con oltre due miliardi di utenti mensili e Zuckerberg è una delle grandi personalità del nostro tempo: per la rivista Vanity Fair è al primo posto fra le persone più influenti dell’"Era dell’informazione", mentre nel 2010 "Time" lo ha nominato uomo dell’anno.

2. Mark Zuckerberg ha rubato Facebook?

Ci sono diverse versioni riguardo la nascita di Facebook: una di queste vuole che Mark Zuckerberg abbia creato il social network per mappare un gruppo di ragazze europee arrivate ad Harvard per uno scambio. Una storia senza fondamento, visto che ai tempi Zuckerberg era fidanzato con l’attuale moglie: come ha raccontato in un’intervista, Facebook è il diretto discendente di "Coursematch" e "Facemash", piattaforme create per permettere agli studenti di condividere idee sui corsi o votare le foto più belle dei loro colleghi. La storia del presunto furto dell’idea di Facebook si basa invece sull’accusa mossa a Zuckerberg da tre studenti di Harvard, i gemelli Cameron e Tyler Winklevoss e Divya Narendra. I tre sostenevano che avesse rubato l’idea dal loro social network universitario ConnectU e nel 2008 lo denunciarono e per risolvere il contenzioso, fu offerto loro un accordo con un risarcimento di 1,2 milioni di azioni di Facebook, pari a circa 65 milioni di dollari.

3. Il film sulla storia di Mark Zuckerberg

Nel 2010 è uscito il film "The Social Network", di David Fincher, che racconta la nascita di Facebook. Ha avuto un’ottima critica e vinto 3 Oscar (Sceneggiatura non originale, Montaggio e Colonna sonora). Negativo invece il giudizio di Mark Zuckerberg che ha trovato "molte cose inventate e il film piuttosto offensivo": il fondatore di Facebook è stato infastidito dalla rappresentazione della nascita di Facebook e per come viene dipinto il rapporto fra se stesso e l’amico e co-fondatore Eduardo Saverin. Zuckerberg l’ha comunque presa con filosofia, consentendo al film di avere una sua pagina Facebook e organizzando proiezioni per i dipendenti della sede di Palo Alto.

4. Chi è la moglie di Mark Zuckerberg?

Mark Zuckerberg ha conosciuto sua moglie Priscilla Chan, una ragazza di origine cinese nata in Massachussets, ad Harvard, e l’ha sposata nel 2012: nel 2015 è nata la loro prima figlia, Maxima, nel 2017 la secondogenita August. Chan è laureata in biologia ad Harvard e in medicina pediatrica all’Università della California e come ha raccontato in un’intervista, ha conosciuto Zuckerberg in coda per il bagno durante un party universitario e di averlo trovato inizialmente "un po' nerd". Le sue opinioni sono molto influenti per il marito, tanto che pare lo abbia convinto a imparare il cinese e a istituire un programma su Facebook per donatori di organi.

5. A quanto ammonta il suo patrimonio?

Forbes stima il patrimonio di Mark Zuckerberg in 74 miliardi di dollari. Secondo il magazine specializzato, è la quinta persona più ricca del pianeta e la 13esima più influente. Il dato è aggiornato al 2018, ma soggetto a continue oscillazioni, perché quasi l'intera fortuna di Zuckerberg dipende dalle sue azioni Facebook, che variano in base agli scambi di Borsa (detiene da solo il 17% dello stock). In qualità di fondatore di Facebook, invece, Zuckerberg percepisce soltanto uno stipendio simbolico di un dollaro. Mark e la moglie, nel 2015 hanno creato la "Chan Zuckerberg Initiative" per promuovere iniziative legate all’infanzia, non senza polemiche sul fatto che la società non sia un’organizzazione no-profit.

6. Il caso Cambridge Analytica

Il 17 marzo 2018 le inchieste di New York Times e Guardian rivelano che i dati di milioni di utenti Facebook - 87 milioni spiegherà successivamente il social network, 214 mila quelli italiani (guarda la mappa dei profili tracciati in italia) - sono finiti nelle mani di Cambridge Anlytica, società di analisi e consulenza politica britannica che ha lavorato alla campagna elettorale di Donald Trump nel 2016. I dati erano stati raccolti nel 2013 da un ricercatore dell'università di Cambridge, Aleksandr Kogan, attraverso un test sulla personalità sotto forma di app. L'applicazione è stata installata da circa 300 mila utenti: accettando le condizioni, gli utenti hanno condiviso con il ricercatore anche le informazioni dei propri contatti. Una pratica consentita da Facebook fino al 2014. Kogan ha però ceduto questo patrimonio di dati a Cambridge Anlytica, andando contro i termini di utilizzo del social network che vietavano la condivisione con terzi di informazioni raccolte dagli sviluppatori. Zuckerberg è venuto a conoscenza nel 2015 della violazione e sostiene di avere avuto la rassicurazione formale che quei dati sarebbero stati cancellati. Non è andata così, come hanno rivelato diverse inchieste giornalistiche: quei dati infatti sarebbero stati utilizzati per condizionare, attraverso attività mirate su Facebook, l'orientamento di voto dei cittadini Usa durante le ultime presidenziali.  

7. Il confronto con il Congresso

Il 10 aprile Mark Zuckerberg affronta un'audizione alla commissione congiunta Giustizia e Commercio del Senato e il giorno dopo quella del Congresso. È la prima volta che il fondatore di Facebook viene chiamato a rispondere sulla condotta della sua società, come già avevano fatto molti suoi colleghi, a cominciare da Bill Gates). Zuckerberg si assume la piena responsabilità di quanto accaduto: "Non abbiamo fatto abbastanza per impedire che questi strumenti vengano utilizzati in modo dannoso", dice. All'esordio, di fronte ai senatori, Zuckerberg sembra agitato ma regge senza difficoltà, anche perché i suoi interlocutori dimostrano di non conoscere fino in fondo il funzionamento della piattaforma. Il secondo giorno, alla Camera, è più impegnativo. Ma, nel complesso, il ceo supera l'esame. Lo conferma anche la risposta dei mercati, che premiano il titolo di Facebook.

8. Tutte le "scuse" di Zuckerberg

Le scuse di Zuckerberg di fronte al Congresso non sono le prime della sua carriera. Anzi: la sua è una lunga storia di "sorry". La prima volta risale al 2003, quando Facebook si chiamava ancora ma Facemash. Dopo poche ore Zuckerberg ferma il suo esperimento scusandosi "con chi si è sentito usato". Quando, nel 2006, Facebook esce dai campus di Harvard per allargarsi al mondo, molti utenti della prima ora temono per la sorte dei propri dati. Il ceo prima li rassicura. Poi, qualche mese dopo, dice: "Mi scuso perché non siamo riusciti a costruire un sistema di controllo della privacy appropriato". Nel maggio 2010 il Wall Street Journal rivela che Facebook avrebbe venduto agli inserzionisti l'ID degli utenti, rendendoli così tracciabili anche fuori dal social. Zuckerberg ammette l'errore. Quando, nel 2016, si diffonde la convinzione che la piattaforma avrebbe condizionato le elezioni Usa diffondendo fake news, Zuckerberg parla di "follia", salvo fare retromarcia poco dopo, dicendosi "pentito per aver sminuito un tema così importante".

9. La beneficenza di Mark Zuckerberg

Zuckerberg è uno degli uomini più ricchi del mondo e come molti suoi colleghi ha deciso di darsi alla filantropia. Alla nascita della prima figlia, nel dicembre 2015, l'imprenditore afferma di voler dare in beneficenza il 99% delle proprie azioni di Facebook. Non si tratta di un regalo, ma di un trasferimento dei titoli alla "Chan Zuckerberg Initiative", l'ente creato con la moglie per gestire iniziative benefiche. La vena filantropica di Zuckerberg è presente anche sulla piattaforma, dove nel tempo sono arrivate diverse funzioni sociali, gestite da una struttura ad hoc, "Social Good". Coinvolgono le segnalazioni in caso di emergenze naturali e attentati (il Safety Check, avviato nel 2013 e poi ampliato) e la possibilità di fare e promuovere donazioni in occasioni di particolari eventi. In India è stata testata una funzione per organizzare e facilitare la donazione di sangue, connettendo strutture sanitarie e cittadini.

10. Zuckerberg e la politica

Mark Zuckerberg ha più volte dichiarato di non sentirsi né repubblicano né democratico. Tuttavia nel 2015 ha donato, a titolo personale, 10mila dollari al comitato democratico di San Francisco. È sempre stato in buoni rapporti con Barack Obama e ha criticato Donald Trump, soprattutto sulla questione dei "dreamers", persone arrivate illegalmente nel Paese prima dei 16 anni e al momento titolari di protezione. Diecimila dollari, però, non sono nulla in confronto ai ricchi contributi sborsati da Facebook come azienda e destinati a entrambi gli schieramenti (una condotta molto diffusa tra le grandi imprese americane). Al di là delle simpatie politiche, a metà 2017 si è diffusa una ipotesi: Zuckerberg potrebbe candidarsi alla presidenza degli Stati Uniti nel 2020. L'idea non è stata confermata, ma c'è qualche indizio: ogni anno, il fondatore di Facebook esprime un proposito "privato", cioè un obiettivo da raggiungere che non coinvolga direttamente l'azienda. Nel 2017 è stato visitare i 50 Stati americani. Un tour visto da qualcuno come una mossa politica, se non addirittura elettorale. Lo scorso agosto, inoltre, la Chan Zuckerberg Initiative ha assunto Joel Benenson, sondaggista e consigliere di Barack Obama e Hillary Clinton. Il fondatore di Facebook ha però sempre negato, bollando la corsa verso la Casa Bianca come pura fantasia.

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