Il "Baffo" fu uno dei simboli della Grande Inter di Helenio Herrera, la squadra che negli anni '60 portò i nerazzurri per due volte sul tetto d'Europa e del mondo. Diciassette stagioni con una sola maglia, 565 presenze e 161 gol secondo l'archivio aggiornato del club, quattro scudetti, due Coppe dei Campioni e due Coppe Intercontinentali. "Ha scritto la storia in maniera indelebile e senza precedenti" ha annunciato il club nerazzurro in un comunicato
È morto Sandro Mazzola, bandiera dell'Inter, aveva 83 anni. Lo ha annunciato il club nerazzurro in un comunicato. "È stato uno dei più grandi calciatori della storia. Non solo di quella nerazzurra. Ha scritto la storia in maniera indelebile e senza precedenti". Nella sua carriera ha conquistato quattro scudetti, due Coppe dei Campioni, 2 Coppe Intercontinentali, il titolo di capocannoniere in Serie A e in Coppa dei campioni.
"La storia dell'Inter"
Per i nerazzurri Mazzola non è stato semplicemente un grande giocatore: "Lui è stato la storia dell'Inter: ci è entrato da ragazzino e non ci è più uscito". Una storia iniziata quando era ancora bambino, con sulle spalle il peso enorme del cognome del padre Valentino, capitano del Grande Torino morto nella tragedia di Superga. Mazzola aveva poco più di sei anni quando perse il padre. L'Inter ricorda il bambino che vedeva "le facce distrutte della gente" che lo abbracciava senza capire fino in fondo cosa stesse accadendo. Nella sua crescita ci furono anche due grandi figure della storia nerazzurra, Giuseppe Meazza e Benito Lorenzi. Meazza contribuì alla sua formazione tecnica, mentre Lorenzi arrivò fino a casa sua, a Cassano d'Adda, con scarpe e pallone. A otto anni Sandro e il fratello erano già, ricorda l'Inter, quasi delle mascotte della squadra, tra campo, spogliatoi e stadio.
L'esordio in prima squadra
L'esordio in prima squadra arrivò presto e in una delle partite più singolari della storia nerazzurra. Il 10 giugno 1961, nella ripetizione di Juventus-Inter, il club schierò la formazione Primavera. Finì 9-1 per i bianconeri, ma l'unico gol dell'Inter fu segnato proprio da Mazzola, allora diciottenne. Da lì iniziò una carriera destinata a coincidere con una delle epoche più importanti della storia del club. Helenio Herrera trovò per lui il ruolo ideale tra centrocampo e attacco e Mazzola divenne uno degli uomini simbolo della Grande Inter.
Il rapporto con Herrera e l'esordio europeo
"Herrera riuscì a costruirgli addosso il ruolo giusto, per un’esplosione incontrollabile in quell’armata spettacolare che era la Grande Inter", ricorda il club nerazzurro. La consacrazione fuori dall'Italia? Arriva molto presto sul Prater di Vienna, finale di Coppa dei Campioni, 1964. All’ingresso in campo fu Suarez a spingere Mazzola in campo: Sandro era rimasto ad ammirare i suoi idoli fuori dagli spogliatoi, Di Stefano, Puskas e gli altri campioni del Real Madrid. In campo, poi, due gol. Doppietta in finale di Coppa dei Campioni, il primo trionfo europeo dell’Inter, un trionfo senza precedenti con le firme di Mazzola e i complimenti di Puskas. "Sei degno di tuo papà Valentino”' gli disse il campione ungherese, regalandogli la maglia".
I successi in nerazzurro
L'Inter stessa ha voluto passare in rassegna i successi ottenuti da Mazzola. Quattro scudetti, due Coppe dei Campioni, 2 Coppe Intercontinentali, il titolo di capocannoniere in Serie A (nel 1965 con 17 gol) e in Coppa dei campioni (7 gol nel 1964). Secondo nel Pallone d'Oro 1971 dietro a Johan Cruyff.
Reti indimenticabili
"La Grande Inter di Angelo Moratti, di Helenio Herrera, di Sarti, Burgnich, Facchetti. Mazzola lì, tra centrocampo e attacco, a disegnare traiettorie e segnare gol. Notti europee, pomeriggi al Meazza. Reti pesantissime e indimenticabili. Il suo marchio contro l’Independiente nella Coppa Intercontinentale, la rimonta con il Liverpool griffata e festeggiata con 'When the Saints Go Marching In' sparata negli altoparlanti di San Siro. Ancora: il gol nel derby dopo 13 secondi, il gol in Inter-Lazio nel 1966 che regala la prima Stella. Fino al 1977".
Le gare con la nazionale
Con la Nazionale italiana colleziona 70 presenze e 22 gol, partecipando a tre diverse edizioni dei Mondiali (1966, 1970, 1974). Al Mondiale del 1970 perde la finale contro il Brasile di Pelé, rendendosi protagonista della celebre "staffetta" in campo con Gianni Rivera. Vince anche con la maglia della Nazionale azzurra: il 10 giugno 1968 ha conquistato l’Europeo, giocando la ripetizione della finale disputata dall’Italia contro la Jugoslavia allo stadio Olimpico di Roma.
Un legame senza tempo
In tutto, conclude l'Inter ricordando Mazzola, sono state 17 stagioni, 565 partite ufficiali, 158 gol le statistche nerazzurre che rimarranno nella storia. "Un legame con l'Inter mai chiuso, con la carriera da dirigente e poi da direttore sportivo. Anche dietro alla scrivania, intuizioni uniche. Platini e Falcao, poi sfumati. Zenga, riportato a Milano dalla Sambenedettese. E, soprattutto, Ronaldo. Il Fenomeno, arrivato dopo il pressing di Moratti e Mazzola, appunto. Quando R9 fu presentato nella sede nerazzurra, accanto aveva Luis Suarez e Sandro Mazzola", si legge. E ancora: "Le sue visite in sede all’Inter sono continuate anche negli ultimi anni, lui che è nella Hall of Fame del Club, ha sempre raccontato del legame unico e indissolubile con i colori nerazzurri. Lo ha fatto anche raccontandolo a Lautaro e compagni, in una recente visita ad Appiano Gentile. Dove si sentiva a casa, dove ricordava i ritiri con Herrera, tra aneddoti meravigliosi e spassosi".
Essere ricordato come "Un brav'uomo"
"L’affetto dei tifosi nerazzurri l’ha sentito dal vivo anche a maggio 2024, nel giorno della celebrazione della seconda Stella: lui –con Bedin e Cappellini– in campo, celebrati per quella prima Stella arrivata 58 anni prima. Brillava in campo, brilla anche ora, la stella del baffo. Che, come spesso ha raccontato, aveva un solo, ultimo, desiderio: 'Essere ricordato come un bravo uomo, che se la gioca anche quando è impossibile vincere, come in quel 9-1'. Lo faremo, Sandro", conclude la lunga nota dell'Inter.
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