Il Tour de France Femmes finisce al centro di una polemica: alcune squadre avrebbero segnalato atlete sospettate di imbottire il reggiseno per aumentare la superficie del busto e ridurre la resistenza all'aria nelle prove a cronometro. La tecnica, nota come "chest fairing", garantirebbe secondo uno studio un guadagno aerodinamico rilevante. Gli organizzatori hanno annunciato controlli rafforzati su bici e abbigliamento
Un caso tutto da decifrare agita il Tour de France Femmes. Diverse squadre del WorldTour femminile avrebbero sollevato dubbi su alcune corritrici sospettate di gonfiare artificialmente la taglia del reggiseno per ottenere un vantaggio aerodinamico nelle prove contro il tempo. A dare conto delle segnalazioni è stata la testata ciclistica belga-olandese WielerFlits, mentre gli organizzatori hanno già deciso di correre ai ripari con verifiche più severe alla partenza.
Cos'è il "chest fairing"
La pratica contestata ha un nome tecnico: "chest fairing", letteralmente carenatura del petto. Il principio è semplice quanto controverso: aumentando la superficie del busto con imbottiture, cambia il flusso dell'aria attorno all'atleta e, in una prova contro il tempo, ogni frazione di secondo può pesare sul risultato finale. Non si tratta di una novità assoluta: fenomeni analoghi erano già stati osservati nel Tour maschile nel 2023 e nel 2024.
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Perché un busto più ampio farebbe guadagnare velocità
Il meccanismo è legato a come l'aria scorre lungo il corpo della ciclista in posizione aerodinamica. Secondo la ricostruzione illustrata dal Telegraph, un petto più voluminoso e imbottito "leviga" il flusso, indirizzandolo verso le gambe; senza quell'imbottitura, invece, l'aria tende a raccogliersi in una sacca turbolenta all'altezza del ventre, creando resistenza e facendo da freno. Deviando la corrente su una traiettoria più favorevole, la resistenza complessiva diminuisce. L'entità del vantaggio non è trascurabile: sempre secondo il Telegraph, un busto più ampio potrebbe valere fino a 16 secondi su una cronometro di 21 chilometri.
Il precedente del "penisgate"
La vicenda richiama un altro caso che aveva fatto discutere all'inizio dell'anno alle Olimpiadi invernali, ribattezzato dalla stampa "penisgate". Anche in quell'occasione la contestazione riguardava la ricerca di un vantaggio aerodinamico attraverso modifiche alla tenuta di gara, con l'accusa ad alcuni atleti di aver alterato l'abbigliamento per guadagnare velocità.
Controlli rafforzati e il precedente del "penisgate"
Di fronte alle segnalazioni, l'organizzazione del Tour de France Femmes ha annunciato misure preventive: le atlete dovranno presentarsi per i controlli su bici e tenuta con un certo anticipo rispetto al via delle tappe a cronometro. L'Unione Ciclistica Internazionale (UCI), dal canto suo, vieta espressamente qualsiasi alterazione artificiale dell'abbigliamento.