Mondiali 2026: perquisizioni choc, cani antidroga e visti negati. Polemiche prima del via
SportAlla vigilia del via alla rassegna iridata infuriano le polemiche per il trattamento riservato a giocatori e arbitri al loro arrivo negli Usa. Il Senegal perquisito sulla Pista di atterraggio, cani antidroga utilizzati allo sbarco dell'Uzbekistan di Cannavaro. Negato il visto al direttore di gara somalo Artan malgrado i documenti in regola. E intanto Platini denuncia Infantino
Mancano ormai poche ora al via della Coppa del Mondo ospitata da Stati Uniti, Canada e Messico e di pari passo con l'attesa per il calcio d'inizio del match inaugurale tra Messico e Sudafrica crescono le polemiche, alimentate dalla linea securitaria dettata dal presidente Donald Trump. Nelle scorse ore hanno fatto discutere le immagini diventati virali che ritraggono i componenti di numerose spedizioni sottoposti a rigidissimi controlli di sicurezza, fino all'utilizzo di cani antidroga per perquisire i calciatori sbarcati negli Usa. Se l'Iran ha denunciato la revoca da parte degli Stati Uniti dei biglietti destinati ai suoi tifosi (ogni federazione riceve l'8% dei ticket di ogni partita da distribuire ai propri supporter), ancor più clamore hanno fatto le modalità di accoglienza riservate ai giocatori delle varie Nazionali. tra cui Senegal, Belgio e Uzbekistan.
Senegal perquisito, cani antidroga per la selezione di Cannavaro
I senegalesi sono stati accuratamente controllati appena sbarcati dall'aereo (letteralmente in pista) con l'ausilio di metal detector dalla testa ai piedi. Un trattamento fin troppo duro e riservato anche al Belgio: è virale la foto che ritrae Kevin De Bruyne, calciatore del Napoli, seduto su una sedia e perquisito con un metal detector sotto le scarpe. Quasi peggio è andata all'Uzbekistan di Cannavaro, accolto da cani antidroga in quel di New York al momento dell'arrivo allo stadio per disputare un'amichevole con l'Olanda (persa 2-1). Un vero e proprio caso, poi, è scoppiato intorno al fischietto Omar Artan, arbitro somalo designato dalla Fifa per dirigere alcuni incontri ai Mondiali. Al direttore di gara 34enne, eletto miglior arbitro africano del 2025, non è stato concesso il visto per entrare negli Usa senza alcuna apparente giustificazione. "Sono molto deluso. Sono solo un arbitro che voleva vivere il più grande sogno della sua vita: andare a un Mondiale", ha dichiarato Artan, sottoposto a interrogatori per ben 11 ore dalle autorità americane. Qualcosa di simile, seppur con esito positivo, è accaduto anche a Aymen Hussein, attaccante dell'Iraq. Ascoltato per ben sette ore dalla polizia di Chicago, il giocatore ha polemizzato raccogliendo la vicinanza dei social: "Perché ospitare il Mondiale se si è così ostili con i giocatori stranieri?"
Approfondimento
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La denuncia di Platini contro il presidente della Fifa Infantino
Come se non bastassero questi episodi, a intossicare ulteriormente un clima già pesante è arrivata la denuncia presentata da Michel Platini contro il presidente della Fifa Gianni Infantino, accusato di calunnia e traffico di influenze. La vicenda si inserisce nel contesto del caso che nel 2015 impedì all’ex numero uno della Uefa di candidarsi alla guida del calcio mondiale. Secondo Platini, Infantino (all’epoca suo vice alla Uefa) e altri due ex funzionari avrebbero agito per escluderlo dalla corsa alla presidenza della Fifa, favorendo la diffusione di accuse che l’ex campione francese definisce prive di fondamento. Nel 2015 l'ex fuoriclasse francese era a un passo dalla presidenza della Fifa, ma la sua ascesa venne bruscamente frenata da un’inchiesta svizzera su un pagamento da due milioni di franchi svizzeri (1,8 milioni di euro) ricevuto nel 2011 dall’allora numero uno del calcio mondiale, Joseph Blatter. Lo scandalo gli costò una squalifica di otto anni, poi ridotta a sei, e l’inizio di una lunga battaglia giudiziaria. Un percorso chiuso solo di recente con la caduta delle accuse e l’assoluzione in sede civile.