Calcio, 25 anni fa moriva Andrea Fortunato

Sport

Cristian Paolini

Il 25 aprile 1995 le conseguenze di una leucemia si portarono via a soli 23 anni il terzino, grande promessa della Juventus e del calcio italiano

Sono passati 25 anni da quando le conseguenze di una leucemia si portarono via a soli 23 anni Andrea Fortunato, promessa della Juventus e del calcio italiano. Andrea era un terzino d’assalto, di quelli che li trovi sulla fascia e pronti ad attaccare l’area. Un mix di esplosività, energia e tecnica. Per il popolo bianconero e la stampa di allora doveva essere l’erede di Cabrini, dopo l’interregno di De Agostini. La malattia non glielo permise stroncando la sua giovane vita insieme a una carriera da predestinato.

Una vita vissuta di corsa

Nato a Salerno il 26 luglio del 1971, Fortunato prima di approdare alla corte del Trap che lo aveva voluto dal Genoa aveva indossato anche le maglie di Como e Pisa (fu anche azzurro per una sola occasione). Alla Juve arrivò con Del Piero, Di Livio e Porrini e doveva diventare una delle giovani colonne di una squadra che da lì a breve sarebbe tornata a vincere in Italia e in Europa, dopo anni di sofferenze sportive. Invece dopo una prima annata che confermava le premesse e le promesse arrivò la malattia. All'inizio subdola, frenandone le prestazioni sul campo e poi sempre più tangibile e aggressiva, costringendolo a fermare l’attività sportiva per intraprendere la rapida corsa della speranza, veloce come quando andava a cento all’ora sul terreno da gioco. Ma il male non fu un avversario facile come quelli da dribblare sul campo e dopo poco più di una stagione se lo portò via per sempre il 25 aprile del 1995, a Perugia dove si stava curando. Quello sarebbe stato l’anno del primo scudetto della Juve di Lippi, dopo un decennale digiuno, che Andrea conquistò senza giocare un minuto, restando però nel cuore di tutti, per la partita più difficile che affrontò a testa alta e con coraggio. Perché ci sono sfide che non vince il più forte, ma solo chi è più fortunato. Andrea lo fu solo di nome.

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