Doping, Schwazer: "Ho la coscienza a posto, voglio dimostrare la mia innocenza"

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L’atleta altoatesino ha parlato al termine dell'udienza di deposizione della perizia dei carabinieri del Ris svoltasi al tribunale di Bolzano. Si è discusso dell'analisi delle due provette risultate positive nel gennaio del 2016

"Io ho la coscienza molto a posto altrimenti non sarei qui dopo tre anni". Queste le parole di Alex Schwazer al termine dell'udienza di deposizione della perizia dei carabinieri del Ris tenutasi in tribunale a Bolzano. Il marciatore italiano è stato squalificato dall'agosto 2016 per un discusso caso di doping (LE TAPPE DELLA VICENDA). "La mia vita va avanti a prescindere da questo processo, non sono qui per cambiare la mia vita, sono qui per dimostrare la mia innocenza", ha aggiunto Schwazer.

"Mie provette negative. Porsi domande sull'antidoping"

"Non so se riuscirò ma sarebbe molto importante porre qualche domanda sul sistema attuale del controllo antidoping, perché quando da casa mia le provette partono negative perché io ero negativo, come si è visto non c’è tanta certezza che resteranno negative", ha detto Alex Schwazer al termine dell'incidente probatorio. A Bolzano, il colonnello Giampietro Lago, comandante dei Ris dei Carabinieri e nelle vesti di perito nominato dal gip Walter Pelino, ha illustrato i punti della perizia dai quali emergono effettivamente discrepanze nell'analisi delle due provette di urina del controllo antidoping del gennaio 2016, che sono risultate prima negative e oltre tre mesi dopo certificate positive a testosterone sintetico. "Gli atleti pensano che non capiterà mai a loro ma sono sicuro che tra qualche anno succederà a qualcuno che darà fastidio: secondo me converrebbe a tutto il sistema e per dare garanzie a tutti, non solo a chi controlla ma anche a chi viene controllato", ha detto Schwazer.

"Fiducia nella giustizia, devo recuperare la mia dignità"

Al termine dell’udienza, Schwazer ha attaccato anche la Federazione internazionale di atletica: "Il livello umano qui non esiste, qui c’è una istituzione che mi ha privato di due medaglie (quelle olimpiche di Rio, ndr) e che non guarda in faccia a nessuno, qui tirano fuori quello che vogliono, loro devono salvarsi. Se ci vanno di mezzo persone a loro non interessa nulla". Il legale di Schwazer ha fatto richiesta al gip di avviare una rogatoria internazionale in Austria, Svizzera e Germania al fine di arrivare alla veridicità delle e-mail hackerate nel maggio 2017 e nelle quali il responsabile del settore antidoping della Federazione mondiale di atletica leggera, Thomas Capdevielle, scriveva al legale della Iaaf, Ross Wenzel, di un "plot against AS", ovvero se i responsabili del laboratorio di Colonia sapevano di essere di fronte ad "complotto nei confronti di AS". "Ho fiducia nella giustizia altrimenti avrei lasciato tanto tempo fa - ha aggiunto il marciatore azzurro al termine dell'udienza durata cinque ore -. Non ho fretta, non ho problemi di gareggiare, posso aspettare anche tre anni. Il mio obiettivo è recuperare la dignità di uomo".

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