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Chi è Roger Federer, il miglior tennista di tutti i tempi

Roger Federer in azione al Roland Garros 2019 (Getty Images)
4' di lettura

Ha vinto 20 Slam e 102 titoli Atp: a 38 anni lo svizzero fa i conti con qualche acciacco ma è ancora al vertice. Ed è già un pezzo di storia della racchetta  

Roger Federer, a 38 anni, è molto più di un giocatore professionista di tennis. È un pezzo di storia dello sport e, ormai, ogni partita dello svizzero non è solo un match, ma l'occasione per aggiornare il libro dei record. Venti slam vinti (un record) e, a marzo 2019, la conquista del 100esimo titolo Atp, a Dubai. Aggiornando poi il tabellino a 102 trionfi. Lì davanti, nell'albo d'oro di tutti i tempi, c'è solo Jimmy Connors, che di tornei ne ha vinti 109.

A caccia di Connors

Il peso specifico dei 101 titoli dello svizzero, però, è diverso. Perché Federer ha messo insieme 20 Slam. Nessuno come lui ha vinto nei quattro angoli più prestigiosi del pianeta tennis: Australian Open, Roland Garros, Wimbledon e U.S. Open. Il buon Roger probabilmente non tornerà più numero uno del mondo: l'età gli consiglia una gestione più oculata. Cioè meno tornei e quindi meno punti Atp. Oggi è il numero 3 della classifica mondiale. Davanti ci sono i grandi rivali Djoković e Nadal. Poco dietro ragazzi che potrebbero essere suoi figli: Alexander Zverev, classe 1997, e Stefanos Tsitsipas, nato nel 1998. Mentre questi giovani talenti nascevano, Roger stava per entrare nel circuito degli adulti. Era talentuoso, ma si diceva in giro non fosse semplice gestirlo. Un'immagine molto diversa (talento a parte) da quella di oggi: taciturno, posato, elegante nel gesto quanto nell'atteggiamento, con e senza racchetta in mano.

Dagli esordi all'Olimpo

La prima vittoria Atp arriva a Milano, nel 2001, quando Zverev e Tsitsipas sono alle scuole materne e Nadal ha 15 anni; ed è solo l'inizio. Due anni dopo conquista Wimbledon, il suo primo torneo del Grande Slam. Sull'erba inglese domina senza pause fino al 2007. A oggi i trionfi sono otto. È praticamente casa sua. Mette insieme anche cinque U.S. Open e sei Australian Open, mentre dovrà aspettare il 2009 per vincere il suo unico Roland Garros. Quella, in terra battuta, è casa di Nadal. La rivalità con lo spagnolo è una delle più accese e, allo stesso tempo, leali nella storia del tennis. Anzi, dello sport. Una di quelle che dividono i tifosi in fazioni, come e più di Borg-McEnroe. Da una parte il tennis fisico e la ferocia agonistica di Nadal; dall'altra la tecnica e l'eleganza di Federer. Da una parte la maglietta smanicata dello spagnolo, dall'altra i completi sobri dello svizzero. Ultimo atto - fin qui - la semifinale del Roland Garros 2019, vinta dallo spagnolo per tre set a zero.

Eroe svizzero

In patria Roger è una divinità, ancor di più dopo aver aggiunto in bacheca una Coppa Davis, nel 2014. Capire l'enormità che Federer è per lo sport elvetico non è semplice. Forse questo ne dà l'idea: la Svizzera gli ha praticamente appaltato il ruolo di portabandiera olimpico vita natural durante. È lui a guidare la delegazione nella cerimonia di apertura di Atene 2004 e Pechino 2008. Il comitato olimpico svizzero gli propone di farlo anche nel 2012. Federer si dice onorato, ma cede l'asta a Stan Wawrinka, con cui aveva vinto l'oro in doppio quattro anni prima.  

Il grande ritorno

Nel 2016 Federer ha già 35 anni quando si rompe il menisco. Non mentre gioca, ma per un incidente domestico. Salta le olimpiadi di Rio. Sembra la fine della sua carriera, almeno al vertice. E invece, nel gennaio 2017, ritorna. Alla grande. Alza la coppa degli Australian Open, neanche a dirlo contro il suo miglior nemico, Rafa Nadal. Nello stesso anno trionfa a Wimbledon e, all'inizio del 2018 (dopo il bis a Melbourne), è di nuovo il numero 1 del ranking mondiale. Il 2019 è stato un anno amaro. Federer si presenta al Roland Garros come testa di serie numero 3. Elimina Sonego, Otte, Ruud, Mayer e Wawrinka. Ma in semifinale si arrende a Nadal. Agli US Open cede a Dimitrov ai quarti, condizionato da qualche acciacco. Ma lo scotto maggiore è Wimbledon. Il 14 luglio lo svizzero sfida Djokovic. Arriva al quinto set, ha due palle per chiudere il match, ma non le sfrutta. Vince il serbo dopo una maratona epica sull'erba inglese. Il nono Wimbledon sarebbe stato il coronamento di una carriera. Ma il sigillo sul titolo di miglior tennista di tutti i tempi è già stato apposto da tempo.

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