Intervista ad Alessandro di Dine Art, il miglior ristorante italiano di Hong Kong

In attesa di scoprire dove ci porterà Alessandro Borghese nel secondo appuntamento, martedì alle ore 21.15 su Sky Uno (canale 108) e su digitale terrestre al canale 455, continua a leggere e scopri cosa ci ha raccontato il vincitore della prima puntata ambientata a Hong Kong, Alessandro Angelini,  proprietario di Dine Art

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“Un drago che ondeggia, si impenna, si tuffa e si attorciglia con tutti i viali irti di vie traverse, di mercati che sono viuzze, di vicoli ciechi equivoci e di scale a picco”, è con queste parole che Jean Cocteau descrive Hong Kong. Ed è proprio da questa città, dove Oriente e Occidente si incontrano e spesso si scontrano, che Alessandro Borghese riparte con la prima puntata di 4 Ristoranti. La sfida tra i concorrenti ci porta alla scoperta di una metropoli dai mille volti, di una città che conquista innanzitutto per le possibilità che offre, non a caso Alessandro Angelini ha deciso di fermarsi qui e ne parla come una continua sfida che ti spinge a crescere e a volere di più.

Con la voglia di mettersi in gioco senza strategie né filtri, Alessandro sbaraglia l’agguerrita concorrenza dei suoi rivali e porta a casa la vittoria. Tra il Pirata di Christian Talpo, il Segreto – Italian exclusive private kitchen di Ermanno Lelli e The Italian Club di Stefano Balsamo, è il suo Dine Art – Private kitchen il miglior ristorante italiano di Hong Kong. Continua a leggere e scopri cosa ci ha raccontato di questa sua avventura nata da “una casualità”. “Non sapevo che 4 Ristoranti arrivasse fino a qui, conoscevo il programma perché quando andavo in Italia in vacanza a casa dei miei a Rimini lo seguivo, partecipare è stata una coincidenza, un gioco, con il mio socio ci siamo detti che potevamo provare e abbiamo vinto. E’ stata una casualità interessante”.

Come inizia la sua carriera di Chef?
Ho iniziato alla scuola alberghiera di Rimini, ho lavorato in vari alberghi e ho fatto un’esperienza con uno chef molto bravo che mi ha mandato in America. Rientrato da Los Angeles dopo un anno e mezzo, sono stato a Londra da Marchesi per un paio d’anni, da lì attraverso una rete di conoscenze e di contatti, sono partito per la Birmania. E ora eccomi qui a Honk Kong, è stato tutto un giro.
Cosa l’ha trattenuta a Hong Kong?
Sono in Asia da circa diciassette anni, prima ho lavorato in Birmania e in Indonesia, da dodici anni vivo a Hong Kong, il bello di questa città è che ci si può rapportare sempre con gente internazionale e a prescindere dai problemi odierni, si sta bene. C’è una grandissima concorrenza, qui si trova qualsiasi tipo di ristorante; è sempre una “challenge” e questa, è una cosa che ti sprona.
E’ stato difficile integrarsi?
E’ stato abbastanza difficile, più che altro per i locali, lavorare con i cinesi è più complicato rispetto ad altri popoli, però mi è piaciuto ed è questo è il motivo che mi ha portato a fermarmi.
Si vede in Asia anche in futuro?
Sicuramente per i prossimi quattro, cinque anni, per via del contratto con il ristorante, poi dipenderà da come si sviluppano le cose, al momento la situazione è piuttosto calda, non sai mai effettivamente cosa può succedere.
Quale pensa sia stata la carta che vi ha fatto vincere?
L’onestà, nel senso che la strategia secondo il mio punto di vista è qualcosa che può tornarti contro, abbiamo giocato la nostra chance naturalmente, gli altri ci hanno giudicato e hanno tratto le loro conclusioni.
Conosceva gli altri concorrenti?
Sì, la maggior parte sì, qui a Hong Kong ci si conosce tutti, ma fino all’ultimo non sapevo chi avrebbe partecipato quel giorno, l’ho scoperto sul set.
Cosa le manca dell’Italia?
Andare al mare d’estate, io sono di Rimini e quindi quei tre mesi estivi mi mancano, l’unica cosa che mi può mancare è la famiglia, ma l’opportunità che ho qui è qualcosa di molto diverso di ciò che c’è in Italia adesso.
Altri progetti, oltre a Dine Art?
Sì, stiamo cercando di sviluppare dei prodotti pronti di alto livello da metter sul mercato, considerato che qui a Hong Kong non esistono spazi e in molte abitazioni mancano le cucine, l’idea è quella di offrire un prodotto pronto per essere rigenerato in meno di un minuto. Vogliamo proporre “qualcosa di fatto come in ristorante”.
Un ospite illustre che vorreste avere come ospite?
Alessandro Borghese è stato l’ospite più gradito, se ritornasse mi farebbe un grandissimo piacere. Quando lavoravo a Los Angeles di ospiti illustri ne avevamo quotidianamente, da George Michael a Agassi, Benigni, Jim Carrey, Gwyneth Paltrow. Era un locale frequentato da attori e star.