House of the Dragon 3, il potere non conosce pietà. Recensione episodio 6

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Gabriele Lippi

Gabriele Lippi

Foto HBO

La nuova puntata, disponibile su Sky e Now dal 27 luglio, ci mostra la piena trasformazione di Rhaenyra, mentre Alicent prova a proteggere ciò che di più caro le è rimasto

Se c’è una cosa che otto stagioni di Game of Thrones e ormai quasi tre di House of the Dragon ci hanno insegnato è che, a Westeros, lo spazio per i buoni sentimenti è veramente poco. Soprattutto per chi ambisce a conquistare e conservare il potere. Il sesto episodio della terza stagione di House of the Dragon, disponibile su Sky e in streaming su Now dal 27 luglio, ne è una conferma. I 62 minuti scritti da David Hancock e Shyam Popat e diretti da Loni Peristere sono forse i più spietati visti finora all’interno di questa stagione. E non è tanto per ciò che succede, per il sangue versato che comunque non manca, per le morti sempre più importanti che si susseguono, quanto per il modo in cui i vari personaggi si approcciano agli eventi.

L'impossibilità dell'amicizia

L’amicizia ormai è impossibile, persino quella più datata, che ha resistito a una guerra civile e fratricida, che è sopravvissuta finora a tradimenti e rappresaglie. Ed è difficile persino l’amore, quello che unisce le famiglie, che cede il posto all’ambizione, al senso del dovere, al rancore. Rhaenyra va verso il compimento di quella metamorfosi che le era stata prospettata da Alicent, ormai consapevole dell’impossibilità di rimanere sé stesse quando si porta sul capo il peso della corona, quando ci si siede su un trono sempre più scomodo, alla guida di un regno e di una città a pezzi, sempre più difficili da governare e amministrare.

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Emma D'Arcy in una scena del sesto episodio della terza stagione di House of the Dragon
Emma D'Arcy in una scena del sesto episodio della terza stagione di House of the Dragon

Il volto freddo di Emma D'Arcy

La trasformazione è evidenziata da una Emma D’Arcy sempre più fredda e impassibile, che recita con una espressività essenziale, sempre meno permeabile alle emozioni che l’avevano travolta nei precedenti episodi e che progressivamente cedono il posto alla ragion di Stato. Lo spazio per la pietà è ormai ridotto all’osso, mentre la rabbia è un lusso che spetta a chi non ha le stesse responsabilità, come Daemon, che torna a vestire la cappa dorata per ristabilire l’ordine ad Approdo del Re attraverso il terrore.

Aemond prepara il ritorno

Con Ormund che a Tumbleton continua a covare il suo piano a lungo termine per restituire il trono alla sua famiglia, con Daeron sempre più succube del suo mentore e preso tra due fuochi, con Aegon più impegnato a conservare la propria incolumità insieme a Larys Strong e Tyland Lannister che a riconquistare il potere, è Aemond che sembra poter tornare a recitare un ruolo nella Danza dei Draghi, anche se – al momento – un drago non ce l’ha. Le scene che lo vedono a confronto con Alys sono intense, attraversate da una forte tensione erotica, da un’attrazione magnetica fatta di sesso e potere, e appaiono come il preludio a un prepotente ritorno in scena.

Gayle Rankin (Alys) e Ewan Mitchell (Aemond) in una scena del sesto episodio della terza stagione di House of the Dragon
Gayle Rankin (Alys) e Ewan Mitchell (Aemond) in una scena del sesto episodio della terza stagione di House of the Dragon

L'amore di una madre per la figlia

In un continente che continua a muoversi sull’orlo della guerra, a sopravvivere è solo l’amore più giovane e ingenuo e quello di una madre per la figlia, un amore capace di far compiere gesti estremi, di muovere una donna ormai disperata contro il suo stesso sangue. Così, mentre il privilegio concesso da Viserys a Rhaenyra appare sempre più come una condanna, l’ultimo briciolo di umanità è conservato da chi ha perso tutto e si aggrappa all’ultima cosa che le rimane, ormai libera dal giogo del potere e dal peso della corona, libera di tornare ad amare.

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La regia di Peristere

La regia di Peristere, che aveva già firmato il primo straordinario episodio di questa terza stagione, è precisa e puntuale, ancora una volta capace di muoversi con disinvoltura tanto nelle scene più cruente e d’azione (il breve combattimento con cui si apre l’episodio è girato con maestria e grande capacità di sottolineare le coreografie) quanto in quelle più lente e riflessive, con una sapiente alternanza di primi piani, piani americani e campi larghi. La fotografia continua a virare su toni scuri e freddi, senza mai sacrificare la nitidezza dell’immagine. La continua alternanza degli scenari gestisce una tensione che si mantiene alta, pronta a esplodere mentre si avvicina il finale di stagione.

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