House of the Dragon 3, tutta l'angoscia del potere. La recensione dell'episodio 5
Nubi sempre più oscure si addensano sul regno di Rhaenyra, nuove insidie al suo trono si affacciano all'orizzonte. La nuova puntata della serie spin-off e prequel de Il trono di spade è su Sky e Now. Disponibile anche on demand
Il potere logora. Chi ce l’ha e chi lo agogna. Il quinto episodio della terza stagione di House of the Dragon, serie Hbo spin-off e prequel de Il trono di spade, è arrivato su Sky e Now, disponibile anche on demand. Sebbene Rhaenyra abbia ripreso il trono, la Danza dei Draghi è ancora lontana dalla sua conclusione. La guerra è sospesa, la guerriglia no. La reazione degli Hightower, per quanto frammentaria e disordinata, inizia a farsi sentire, e la regina appare sempre più agitata e inquieta.
(ATTENZIONE, LA RECENSIONE POTREBBE CONTENERE QUALCHE PICCOLO SPOILER)
L'angoscia di Rhaenyra
Più Rhaenyra passa il tempo seduta su quel trono di spade, più il suo sguardo si fa spaventato e circospetto. La sua ansia di chiudere i conti, scovando e uccidendo Aemond, di ripagare col sangue il dolore patito e gli affronti subiti, rischiano di far perdere di vista alla regina il buon governo della capitale e del regno. L’antitesi alla sua inquietudine è ancora una volta rappresentata dalla freddezza di Daemon, concentrato sul presente e l’immediato prima che sugli obiettivi più distanti.
L’episodio diretto da Nina Lopez-Corrado e sceneggiato da Philippa Goslett rimbalza continuamente tra Approdo del Re, Harrenhal, Vecchia Città, la marcia dei soldati guidati da Criston Cole. E dentro la Fortezza Rossa è un continuo alternarsi tra le stanze di Rhaenyra, il consiglio e gli alloggi di Alicent, non meno spaventata e preoccupata dell’amica, nel disperato tentativo di salvare se stessa, la figlia e ciò che rimane della sua discendenza.
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Aemond e Aegon
Aemond e Aegon, distanti ma uniti da un sottilissimo filo, cercano di guarire le rispettive ferite, nel corpo e nello spirito. E se il primo pare aver trovato una mentore in grado di fargli rialzare la testa, il secondo è invece costretto a fare i conti da solo con il proprio orgoglio, frenato come è da un compagno di viaggio estremamente pragmatico e prudente. Intanto le macchinazioni di Ormund proseguono, mescolate a lezioni di storia che ricompongono i pezzi dell’universo di Westeros, con Daeron che suo malgrado è costretto a recitare un ruolo sempre più centrale nella vicenda.
Un ritmo sincopato e quasi circolare
Il quinto episodio della terza stagione di House of the Dragon è caratterizzato da un ritmo sincopato e quasi circolare. Si apre con un agguato e si chiude con una delle inquadrature più belle di tutta la serie. Rimane prevalentemente un episodio costruito sui dialoghi, le strategie, le cospirazioni e i sussurri, ma non manca di momenti di azione e violenza. Spicca soprattutto l’assenza dei draghi, per la prima volta fuori dalla scena in questa terza stagione, quasi a voler rimarcare che quella per il trono di spade è sempre stata e sempre sarà soprattutto una danza di uomini: Vhagar viene invocata a più riprese ma non c’è, è sparita, ha lasciato Aemond solo e nudo con le sue fragilità ma continua a incombere come una minaccia per il potere di Rhaenyra. Le vere insidie, però, provengono da lontano, hanno forma e intelletto umano, si annidano nei bassifondi della capitale, lì dove la regina ha smesso di guardare.
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un'atmosfera claustrofobica
È un episodio di grandi equilibri, di pesi e contrappesi, di ansie opposte e speculari. Un episodio che gioca moltissimo sulle emozioni di personaggi sempre più cupi, circondati da un’atmosfera tetra rischiarata solo parzialmente da tagli di luce caravaggeschi. Che si tratti di scene di interni o all’aperto, la sensazione è quella di spazi sempre più stretti, di uomini e donne che si muovono in ambienti claustrofobici e opprimenti, con nubi di ansia che si addensano anche sui luoghi un tempo portatori di serenità. Non può esserci riposo né calma per chi cerca il potere, chi lo ha perso e chi lo vuole mantenere.