Locarno Film Festival 2026, a James Gray il Pardo alla Carriera

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E' il regista statunitense a ricevere il Pardo alla Carriera dell'edizione 2026 del Locarno Film Festival, riconoscimento presentato da Ascona-Locarno Turismo. In programma domenica 9 agosto in Piazza Grande, il suo ultimo lavoro, Paper Tiger. Il film, presentato in concorso a Cannes e scelto per aprire il New York Film Festival, vede nel cast Adam Driver, Scarlett Johansson e Miles Teller

La consegna del prestigioso riconoscimento dell'edizione 2026 del Locarno Film Festival, è avvenuto domenica 9 agosto in Piazza Grande, dove il cineasta presenta anche il suo ultimo lavoro, Paper Tiger. Il film, presentato in concorso a Cannes e scelto per aprire il New York Film Festival, vede nel cast Adam Driver, Scarlett Johansson e Miles Teller. La kermesse dedicherà inoltre una retrospettiva parziale alla sua opera con le proiezioni di We Own the Night (2007) e Two Lovers (2008).

Autore tra i più apprezzati del cinema americano contemporaneo, Gray si è imposto fin dagli esordi con Little Odessa, premiato nel 1994 alla Mostra del Cinema di Venezia quando aveva appena 25 anni. Nel corso della sua carriera ha costruito una filmografia profondamente legata alle proprie radici familiari e alla comunità ebraico-russa di New York, raccontando con uno stile personale temi come i rapporti familiari, il crimine e il senso di appartenenza. Film come The Yards, We Own the Night, Two Lovers e The Immigrant lo hanno consacrato come una delle voci più riconoscibili del cinema d'autore statunitense. Negli ultimi anni il regista ha ampliato il proprio orizzonte narrativo affrontando storie ambientate tra spedizioni nella giungla amazzonica, missioni spaziali e riflessioni sul mito americano con titoli come The Lost City of Z, Ad Astra e Armageddon Time, senza rinunciare alla cifra stilistica che caratterizza il suo cinema.

James Gray, l'ultimo grande romanziere del cinema statunitense

Con Paper Tiger, presentato in concorso al Festival di Cannes e scelto come film d'apertura del New York Film Festival, Gray torna nella New York degli anni Ottanta. Il film racconta la vicenda di due fratelli che, nel tentativo di migliorare la propria condizione, finiscono coinvolti nella criminalità organizzata russa. Nel cast figurano Adam Driver, Scarlett Johansson e Miles Teller. Alla lavorazione hanno partecipato diversi collaboratori storici del regista, tra cui il direttore della fotografia Joaquín Baca-Asay, il compositore Christopher Spelman e il casting director Douglas Aibel.

"James Gray è l'ultimo grande romanziere del cinema statunitense. Nel suo cinema i tasselli dei singoli film compongono un'opera vastissima nella quale si riflettono gli echi della diaspora ebraica e del cinema noir, nonché della letteratura russa e nordamericana - afferma il direttore artistico del festival, Giona A. Nazzaro - Autore dalla poetica umanista, portatore di una conoscenza del cinema profondissima, ha sperimentato con generi come la fantascienza e l'avventura, conservando sempre la sua identità e la sua voce. Celebrare James Gray al Locarno Film Festival significa rendere omaggio a un artista unico e inconfondibile; un creatore cinematografico che parla la lingua del cinema e che sa trasmetterla alle generazioni future".

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il film e le parole del regista

Il film narra la storia di due fratelli Gary, (Adam Driver) e Irwin (Miles Teller) e di sua moglie Hester (Scarlett Johansson) sullo sfondo di un'America middle class. "Sono molto grato ai miei attori e sempre un po' stupito che vogliano lavorare con me - spiega il regista - anche se nello specifico ho scritto senza pensare a interpreti specifici perché non volevo definire troppo i personaggi: poi abbiamo lavorato benissimo sul set, con una ottima atmosfera, loro mi hanno dato tutto e sono grato per questo".

Prodotto da Rodrigo Teixeira e Raffaella Leone, figlia di Sergio Leone, Gray dice di sentirsi sostenuto nella sua scelta di fare film così personali: "il film è la cosa che abbiamo più vicino al sogno, solo in misura molto maggiore di quel poco che sogniamo ogni notte visto che dalla nascita del cinema in poi abbiamo realizzato un oceano di film meravigliosi; e se nei dipinti per arrivare alla prospettiva ci sono voluti secoli il cinema è cambiato velocissimamente, si è evoluto moltissimo". E pur tenendo conto che si fanno film "in un contesto commerciale dove dobbiamo lavorare, questa rimane una finestra nell'inconscio degli altri". Quindi seppure "quando faccio un film forse c'è un certo narcisismo e quando è finito devo essere pronto ad accogliere le reazioni dello spettatore" tuttavia "il mio intento - spiega Gray - è far vedere quella versione del mio sogno, della mia identità". E che sia qualcosa che incide in una sfera personale si vede anche da come viene accolto: " un museo uno non dice 'questo quadro mi fa schifo' invece il film è intimo e vi porta a dire 'lo odio', oppure vorreste ammazzare chi parla a voce alta al cinema vicino a voi perché disturba il sogno".

Nel film che Gray ha disseminato di elementi della sua storia personale e della sua infanzia "non c'è nessuna critica" al comportamento del padre dei ragazzi: "nell'86 non si conosceva la mafia russa, all'epoca qualcuno come mio padre non ne avrebbe avuto la consapevolezza, noi figli eravamo insolenti con lui: non condanno nessuno, il dramma è un po' nel destino" come nel mito greco che con i primi fotograffi del film viene citato con alcuni versi tratti dall'Agamennone di Eschilo. "Che ci sia una ricchezza senza lacrime, che ce ne sia abbastanza affinché l'uomo saggio non ne desideri di più". 

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