Yellowstone 2, la recensione del nono e penultimo episodio della serie tv

Serie TV sky atlantic

Linda Avolio

Leggi la recensione del nono e penultimo episodio della seconda stagione di 'Yellowstone' (la serie è disponibile on demand e in streaming su NOW TV) - ** ATTENZIONE: SPOILER **

Yellowstone 2, cos'è successo nel nono episodio

Il nono e penultimo episodio di Yelllowstone 2 si apre con Kayce e la guardia privata di Jenkins che si intrufolano nell’hangar dei Beck per mettere un dispositivo (presumibilmente qualcosa che farà BOOM) nel serbatoio dell’aereo usato per lanciare l’erba killer. Tornato al ranch, Dutton Jr fa rapporto al padre: ora non si torna veramente più indietro. “Realizza qualcosa di prezioso e cercheranno di rubartelo...” è la massima di John – un po’ malinconico a causa dei preparativi per l’inverno – al figlio. Della serie: questo è un campo di battaglia, e lo scontro, la lotta, è l’unica costante della vita. Intanto Tate, tutto contento, dà da mangiare a Lucky prima di andare a scuola.

 

Jimmy riceve una notizia terribile: suo nonno è morto, quasi sicuramente a causa di un aneurisma. Il giovane cowboy non ha dubbi: è colpa sua, è stato a causa delle percosse ricevute da Ray e compagni. Non dice niente all’agente che è lì per dargli la brutta notizia: ci penserà lui a farsi giustizia da solo. Per fortuna, però, Rip, che nel frattempo si ripreso, gli eviterà di fare qualche cavolata. E gli insegnerà a risolvere i problemi senza che diventino suoi problemi. Col beneplacito di Kayce, of course.

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Anche Jamie riceve una notizia che lo lascia alquanto destabilizzato. Al tavolo di un caffè, Christina gli comunica anzitutto di sapere che fine ha fatto davvero Sarah Nguyen, non se l’è di certo bevuta la storia dell’incidente col kayak, e poi di essere incinta. Ha nove mesi per capire che uomo è e per capire se sarà un buon genitore, poi dovrà fare la scelta definitiva: o suo padre, o la sua nuova famiglia.

 

Monica è una boutique, si guarda un po’ in giro ma non trova nulla che la convince. Quando fa per andarsene, la proprietaria, dubbiosa e malfidente, chiama la polizia e denuncia un furto, pur sapendo di essere stata lei stessa a far sparire un anello. La moglie di Kayce è costretta a spogliarsi davanti a una poliziotta: un’umiliazione sull’umiliazione. Prima dell’arrivo degli agenti, però, fa in tempo a chiamare Beth, che accetta di aiutarla senza battere ciglio: d’altronde anche lei fa parte della famiglia, e la famiglia viene prima di ogni altra cosa.

 

Miss Dutton arriva, e in due minuti rimette tutti al proprio posto. Mandati via i poliziotti è tempo di retribution: la proprietaria del negozio, sua compagna di liceo, dev’essere punita. Prima Beth spacca tutte le teche in vetro, poi la umilia costringendola a spogliarsi per provare un abito. E’ Monica a mettere la parola fine a questo gioco perverso, e l’altra, obbligata dalla situazione, ammette di averla giudicata in quanto nativa…e si scusa. “Ti è andata bene perché lei ha una coscienza, io volevo farti scop*re da quel manichino.” le sussurra Beth prima di andarsene.

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Le due vanno a bere qualcosa. Il personaggio di Kelly Reilly confessa di aver finalmente capito perché suo fratello ha lottato per il loro amore: perché ha un’anima buona. Ma Kayce, pur essendo anche lui sostanzialmente buono, non è come lei, perché il suo baricentro non è fissato, e c’è il rischio che possa diventare come loro padre, anche lui senza la bussola dopo la morte della moglie. In sostanza, Beth suggerisce alla cognata di lasciare il ranch e di portarsi dietro anche il marito, per il loro bene.

 

Jenkins va a trovare Dutton a casa sua. E’ in seri guai finanziari, così propone al suo nemico di comprare il suo club-resort. John rifiuta, non può permetterselo, ma gli dice anche che non gli permetterà di venderlo a qualcun altro: non vuole problemi, preferisce tenersi il male che conosce. Dan se ne va scoraggiato: voleva solo che altri potessero vedere quei posti meravigliosi. E’ un suo diritto stare lì, in America sono tutti immigrati!

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Kayce si prepara per la spedizione punitiva per vendicare il nonno di Jimmy. Monica lo lascia andare con la promessa che il giorno dopo parleranno. Jimmy, Rip, Dutton Junior e Lloyd decidono di far saltare in aria la casa di Ray usando una bombola del gas. Prima di andarsene, Jimmy entra per svegliare l’odiato assassino (e per riprendersi la sua fibbia): non merita di andarsene dormendo. Boom, e giustizia è fatta.

 

A cena col nonno, Tate, prima del gelato, va a dare da mangiare a Lucky, ma non chiude bene il recinto quando se ne va. John, che non lo vede rientrare, esce di casa e trova il cavallo in mezzo al prato. Lo riporta al recinto, ma del nipote nessuna traccia. Non è neppure in camera sua. E non è con sua madre. Quando Kayce fa ritorno trova il padre, la moglie e gli altri cowboy intenti a cercare suo figlio: che fine ha fatto?? La mattina successiva, l’intera famiglia Dutton e i mandriani vanno in formazione alla ricerca del bambino…e Kayce, in un campo, nota delle tracce di pneumatici. Le segue, e alla fine trova uno stivaletto di Tate…qualcuno l’ha rapito…e noi spettatori sappiamo benissimo chi è stato…

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Al di là dell’avanzamento della trama – i discorsi in sospeso tra Kayce e Monica, con lei che, anche su consiglio di Beth, vorrebbe veramente allontanarsi dal ranch e da ciò che il ranch rappresenta, e il rapimento di Tate da parte dei Beck –, sono sostanzialmente due le tematiche al centro del nono e penultimo episodio di Yellowstone 2: la giustizia e la famiglia.

 

La prima è introdotta all’inizio, prima con Dutton Junior che va a sabotare l’aereo dei fratelli nemici, poi col discorso di John su come la vita sia una lotta continua per evitare che qualcuno ti rubi ciò che hai costruito col sudore della tua fronte (dunque su come contrastare una potenziale ingiustizia), poi ancora con la sequenza con protagoniste Beth e Monica, e infine con la spedizione punitiva di Jimmy e compagni.

 

Quella di Yellowstone non è la giustizia della legge, non è la giustizia poetica e soprattutto non è la giustizia divina. Quella di Yellowstone è la giustizia degli uomini, del qui e ora. Improvvisa, violenta, e spesso guidata dall’emotività…ma assolutamente necessaria per evitare i soprusi, per rimettere in equilibrio i piatti della bilancia, e, perché no, per somministrare anche un po’ di sana retribution, cioè una dovuta e (più o meno giusta) punizione.

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E’ invece Beth a portare in scena la seconda tematica, la famiglia. Il personaggio di Kelly Reilly non esita un solo momento quando Monica la chiama per chiederle aiuto, e poco importa se fino a ieri neanche si conoscevano: fanno parte dello stesso clan, volenti o nolenti, ma la cosa bella del far parte del clan Dutton, quantomeno, è sapere di avere le spalle coperte, perché ci sarà sempre qualcuno che si preoccuperà per te e farà quanto in suo potere per proteggerti, senza ma e senza se.

 

Molto interessante anche il discorso che Beth fa alla cognata in merito a Kayce, alla sua bontà e alla sua mancanza di un baricentro. Miss Dutton ama suo padre e non lo tradirebbe mai, ma sa benissimo che tipo di uomo è…che tipo di uomo è stato costretto a essere. Per questo motivo non vuole che suo fratello si tramuti in lui: l’appartenenza sanguigna non dev’essere necessariamente il destino di una persona.

 

Visto e considerato come Beth tratta Kayce, che comunque i suoi errori in passato li ha fatti, e come si preoccupa per lui, viene proprio da chiedersi il motivo del suo odio per Jamie. In fondo anche lui fa parte della famiglia…eppure perché tutto quel rancore, tutto quel livore e quel disprezzo? Perché non è e non potrà mai essere meritevole di perdono, quantomeno ai suoi occhi?

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