Mr Rain in concerto a Bologna: "Scrivo canzoni per dialogare sperando di essere utile"

Musica
Fabrizio Basso

Fabrizio Basso

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L'artista gardesano ha chiuso all'ombra di San Luca il suo primo tour nei teatri: un racconto emotivo ed esistenziale sincero lungo quasi due ore. IL RACCONTO

Non sono solo due, come recita la canzone, ma sono infinite le altalene emotive che Mr Rain regala al suo pubblico. E’ come un fratello buono e sensibile che spinge verso le stelle e poi sul ritorno con un lieve tocco accompagna in un altro viaggio. Ho visto, all’EuropAuditorium di Bologna, l’ultima data del primo tour teatrale di questo artista gardesano, Mattia Balardi all’anagrafe, capace di abbracciare la sua gente solo con la forza dei sentimenti. Non ha bisogno di orpelli tecnologici per arrivare in fondo all’anima: elegante in smoking, accompagnato da una super band di super musicisti, per quasi due ore racconta e condivide i suoi pensieri con un pubblico quanto mai trasversale, dai bambini ai nonni, la sua cifra emotiva arriva diretta senza guardare la carta di identità. Bologna per una sera è stata un crocicchio di sensazioni, dalla Montagnola alle Torri incerottate, dai gustosi, insuperabili piatti di Giampi&Ciccio fino al concerto di Mr Rain.

Mr Rain

IL SUPEREROE CADE MILLE VOLTE MA SI RIALZA SEMPRE

Quando il sipario si apre sul palco c’è solo lui, volge le spalle al pubblico, chino sul piano suona Ricominciare da Me e sul finale del brano si chiude il sipario. Uno iato di tempo e la festa comincia con La fine del Mondo che apre ufficialmente il concerto: Mr Rain è in smoking, i suoi musicisti schierati alle sue spalle a mezzaluna, pare di essere in un club nell’America proibizionista tra le due guerre mondiali: “Ho scelto questa dimensione -dice- per avvicinarmi alle persone, all’inizio ero un po’ preoccupato ma ora so che questo è uno dei miei tour più belli di sempre”. Arrivano poi Meteoriti, Nero e Due Altalene con il ritornello cantato da tutto il pubblico. A fianco a me una mamma e con la figlia, non avrà dieci anni, che cantano all'unisono ogni suo brano. Per dare potenza a Pericolosa si siede sul bordo del palco: “Sono una persona chiusa e introversa -spiega- solo con la musica posso dire cose che non riuscivo a confessare neanche a chi amavo. Scrivo per dialogare con tutti, con i padri, con le mamme e sarà così per sempre: non voglio essere invadente, preferisco scrivere a una sola persona al momento giusto piuttosto che a milioni ma che si perdono. In questo modo mi sento utile a tante persone (ed è il momento di sfilarsi la giacca, ndr) ed essere compreso è la cosa che più amo di questo lavoro e se accade lo devo al mio pubblico”. E’ il momento di due canzoni tra le più belle in assoluto di questo primo quarto (abbondante) di secolo: si tratta di Carillon (“insegnami a sognare non so più come si fa”) e I Grandi non Piangono Mai. Quella di Mr Rain è una avventura speciale nel mondo della musica: “Ho sempre preso la mia strada, ho fatto rinunce fidandomi del mio istinto, ho ricevuto tanti no anche a Sanremo per I Fiori Chernobyl, Fragile e A Forma di Origami. Quando mi hanno preso lo ho saputo al TG1 e all’inizio credevo fosse una congiura della mia famiglia per non farmi restare male. Oggi l’arte è messa da parte, sono i numeri che condizionano e tolgono magia alla musica. Siamo pieni di talenti ma mancano le possibilità perché i numeri drogano il mercato musicale”. Il concerto va avanti con Non Fa Per Me, Figli della Notte e Aria, per la quale chiama il batterista a cantare e lui si siede alla batteria. Più volte scende tra il pubblico, in cerca di un contatto fisico oltre che emotivo. Lunedì Nero ha una sua scenografia col pubblico che solleva piccole, ma evocative, nuvole di carta. “Ho passato la vita a sentirmi fuori luogo ma oggi io sono in un luogo con persone simili a me” dice, quasi un sussurro, per introdurre Fuori Luogo cui segue Casa in Fiamme, cantata tra il pubblico (“ma che ne sanno di noi, di me, di te che ci abbracciamo in questa casa in fiamme scusa se non so diventare grande”). Per il finale rimette la giacca e legge i cartelli che la sua gente gli ha dedicato; fa alcuni accenni a brani che non hanno trovato spazio nella serata tra cui proprio A Forma di Origami “che non è in scaletta e mi sono pentito di non averla inserita”. Condensa trent’anni di situazioni in un pezzo “tra i più faticosi da scrivere” che è Sempre un po’ di Te e chiude con Supereroi perché “il supereroe è chi ogni volta che cade, e avviene spesso nella vita, trova la forza di rialzarsi”. E tutti torniamo a casa come dei supereroi, volando sulle nostre emozioni.

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