Soap, album Sensible: "Da piccola amavo sognare ma oggi non saprei dire se sono romantica"
Musica
Il disco racconta come essere sensibili significhi sentire tutto con particolare intensità, lasciarsi attraversare dalle emozioni e, a volte, fare fatica a trovare un modo per contenerle. L'INTERVISTA
Ci sono momenti in cui conoscersi significa soprattutto imparare a stare davvero dentro a quello che si prova, lasciando che anche le insicurezze e le fragilità abbiano il proprio spazio. Da qui germoglia il nuovo album di soap che si intitola Sensible: è un progetto che mette al centro la sensibilità, non come qualcosa da nascondere o correggere, ma come il modo più autentico che l’artista ha trovato per guardare se stessa, gli altri e il mondo che la circonda. Il titolo diventa così la chiave di lettura dell’intero progetto. Essere sensibili significa sentire tutto con particolare intensità, lasciarsi attraversare dalle emozioni e, a volte, fare fatica a trovare un modo per contenerle. Per soap, all'anagrafe Sophia Ottone, la musica è diventata proprio il luogo in cui fare ordine, dare un nome a ciò che accade e trasformare anche le emozioni più difficili in qualcosa da poter condividere.
Sophie partiamo dalla storia di Sensible, un album introspettivo ma che non rinuncia a osservare il mondo che ci circonda: come è nato e come ci hai lavorato?
Alcuni pezzi sono nati nell’estate 2025 tipo Cigarette, anche Soleil risale a quel periodo ma lo ho completato più avanti; il disco contiene un anno e mezzo di vita anche se alcuni riferimenti sono al passato, c’è stato pure un periodo di pausa e silenzio sui social. Affronto un aspetto relazionale durante il quale parlo della mia visione dell’amore, poi affronto il rapporto col mondo, come il disagio di Milano che è racchiuso nel verso “a Milano non uso la metro che mi sento un tonno inscatolato stretto”: è una metafora perfetta del mio stato d’animo nata nella mia casa di Milano così piccola che mi sentivo davvero un tonno in scatola. Oggi vivo a Roma.
Il punto di partenza è la percezione della sensibilità non come qualcosa da occultare ma come aiuto a trovare il proprio posto nel mondo: quando guardi un telegiornale ti capita di pensare che oggi essere troppo sensibili è un problema?
Potrebbe esserlo ma può aiutare a interessarci a cause che ci toccano. Seguire notizie spiacevoli può condizionare l’umore e la visione del futuro.
Il viaggio parte dalla provincia, da Latina e dai luoghi della tua adolescenza: la provincia permette una libertà che la città non concede ma è anche limiti. A Milano cosa ti è mancato di quel mondo piccolo? Che rapporto hai con le tue radici?
Come ti ho accennato ora non ci vivo più, dalla scorsa estate ho traslocato a Roma. Milano è una città ingombrante, manca quella socialità che tocca l’umanità e non si sofferma all’apparenza, quando esci frequenti quasi esclusivamente persone dell’ambiente. In provincia ero una pecora nera fuori posto che però è anche stimolante: Latina mi ha dato il motivo per andarmene e mi ha dato la noia, lì ho ancora amici ma oggi la provincia la reggo a piccole dosi.
Tema a te caro è quello delle relazioni che spesso sfociano nel ricordo: ti chiedo se il concetto di relazione disfunzionale è un tema che la tua generazione vive con normalità oppure avete ancora un sogno romantico?
Oggi ci si adagia per paura di non trovare di meglio, si fanno diventare i problemi normalità, è complesso fare chiarezza tra cosa è normale e cosa no. Non so se sono romantica, da più piccola mi piaceva il sogno ma realisticamente ora non lo so, mi immagino che morirò da sola, solo con la famiglia e le amicizie.
A proposito di ricordi invece tu hai una memoria che tiene tutto o sei una selezionatrice? La possibilità che il tempo possa cancellare certi ricordi, o sostituirli con altri, ti turba o la vivi come una selezione naturale? “Passerà il tempo e il ricordo” per altro canti in Cigarette.
La mia memoria è selettiva, soprattutto sul bene e sul male. Tra cento opinioni positive e due negative è più facile che resti la critica, ai complimenti sono più passiva ma credo anche che questo possa aiutarmi a migliorare. Delle relazioni spesso ricordo cose negative e le narcotizzo ma serve pure a non ripetere certi errori.
Sempre in Cigarette dici “cerco l'amore che non ho mai conosciuto”: la parola amore è intesa in senso interiore o di ricerca della favolistica altra metà della mela? Vivi l’amore come una eterna ricerca? Come un orizzonte cui ne segue sempre un altro?
Sia per me che per l’amor proprio, quello genuino delle poesie; oggi ti dico che sono alla ricerca dell’amore per me stessa, che in parte ho trovato, e che mi fa stare bene.
L’altro come rifugio è un palliativo o una necessità?
Forse la prima, per cercare di distrarsi dalle proprie cose.
Oggi, probabilmente perché distratti da mille sollecitazioni, sentiamo ma non ascoltiamo, amiamo ma non vediamo, tendiamo più a idealizzare che ad accettare: cosa può fare la musica per riaffermare il lato umano della società?
Si tende a scrivere di cose che abbiamo idealizzato se dopo una relazione di un mese nasce una canzone che sembra racconti la storia di un anno. Bisogna descrivere le cose senza troppe patine. Nel ti amo vorrei anche un ti vedo in quel che do e in quello che ricevo.
Cigarette e Paura affrontano la fine di una storia come un lutto emotivo: quando convivere col dolore e con la perdita diventa elaborazione e quando invece timore di guardare avanti?
Se hai elaborato la fine di qualcosa devi vederti in futuro senza quella persona, è una rinascita ma capisco ci sia anche la paura di non trovare qualcun altro. Da studentessa io avevo la missione di fidanzarmi prima dell’anno scolastico e ti dico che è grazie alle mie ex se mai sono stata bocciata. Poi l’estate la vivevo da ragazza libera!
In Sophie canti “che confusione maman. Ti chiamo, parliamo”: che rapporto hai con la tua famiglia e con le tue radici algerine?
Mia madre è franco-berbera ed è il motivo per cui uso molto il francese, lo parlavamo in famiglia con lei e le mi sorelle. Cerchiamo di preservare questo francese, lei è la mia parte emotiva, la canzone nasce dopo una telefonata.
Sensible è un progetto coraggioso secondo me per due motivi: ti poni quesiti esistenziali senza l’obbligo di una risposta, un po’ come la bottiglia con un messaggio affidata al mare, e poi non hai paura di smascherare forza e debolezza. E’ una giusta interpretazione?
Sono due binari sui quali mi muovo molto, ho deciso di scavare di più su temi nei cui confronti nel precedente progetto non ero abbastanza matura. Due anni dopo mi sento di affrontare certi argomenti con consapevolezza.
Che accadrà nelle prossime settimane? Stai lavorando ai live?
Ho in mente un tour per il 2027, a partire dalla primavera, per suonare sia questo disco che il precedente. Voglio addosso l’ansia da tour, quella pensi non verrà nessuno e poi la venue si riempie. Nell’attesa sono già concentrata sulla scrittura di cose nuove.