Hugo Russo traduce in francese i CCCP : l'album Belles Infidèles resta fedele alla linea

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Fabrizio Basso

Fabrizio Basso

Questo cantautore rilegge per la prima volta in lingua francese il repertorio del gruppo. L'INTERVISTA

Belles Infidèles. Hugo Russo chante CCCP – Fedeli alla Linea è il nuovo, sfidante album di Hugo Russo nel quale questo raffinato cantautore rilegge per la prima volta in lingua francese il repertorio del gruppo. Da Amandoti e Annarella a Emilia paranoica e Guerra e Pace, il disco attraversa le diverse anime della band, restituendo in una nuova veste canzoni che continuano a interrogare il presente, tra tensioni individuali, inquietudini collettive e contraddizioni sociali. Il progetto, seguito con entusiasmo dagli stessi CCCP, accompagna anche il ritorno di Dischi del Mulo, la storica etichetta legata alla band, che dopo quasi trent'anni torna a pubblicare un nuovo album. Giovanni Lindo Ferretti e Massimo Zamboni hanno partecipato al videoclip di Amandoti.

Partiamo dalla storia di questo progetto visionario perché va a toccare una band che ha una sua sacralità: quando è nato e come ci hai lavorato?
Nasce nella dimensione della mia cameretta in Francia, anni fa feci una cover di Emilia Paranoica, fu il primo esperimento, e da lì ho conosciuto Massimo Zamboni nell’ambito di ricerche universitarie a Bologna. Dopo il down del covid sono tornato in Francia per ritrovare la dimensione della creatività nella cameretta in solitaria e mi sono riaffacciato al loro mondo con altre cover. Giravo gli ascolti a Massimo che mi incitava a proseguire e da lì è partito il progetto: dieci brani sono un disco.

Parlami della presenza di Massimo Zamboni e Giovanni Lindo Ferretti nel video di Amandoti: perché non anche Annarella e Fatur? Inoltre ti chiedo la scelta di Agnese Argondizza come voce femminile.
La loro presenza è stata una necessità di Germano Maccioni, il regista, che ha ideato il cortometraggio, Da subito ha espresso l’esigenza di avere loro, lui conosceva Lindo Ferretti. Tornavano dalla Mongolia e si preparavano al tour dei CSI, Fatur e Annarella sono assenti per una questione di organizzazione all’ultimo. Agnese, che è anche la mia compagna, ha registrato la voce a Bologna guarda caso in via Zamboni su un i-phone, nasce come esperimento. Non era convinta della mia proposta ma poi ha accettato, da sola con gli auricolari ha registrato la voce ed entrata nel disco.

La stazione di Guarda dove è? Come la hai scelta?
Esiste vicino a Molinella, in provincia di Bologna: anche questo particolare era ben chiaro nell’immaginario del regista che conosceva quei posti. Il video lo ha subito immaginato in quei paesaggio

Come hai proceduto alla scelta della tracklist in un repertorio così ampio?
Ho optato per le canzoni che mi piacciono di più e quelle che promettevano sfide particolari, le più punk per interpretarle in modo diverso.

Quando ti sei imbattuto nella loro musica? I loro testi sono ostici, tradurli è stato impegnativo?
Conosco i CCCP da quando avevo 12 anni, sono nato e cresciuto in Francia e per me loro sono stati la prima porta di accesso a un certo tipo di italianità, è stato un momento romantico della mia vita. Nelle traduzioni si perde qualcosa ma forse si guadagna altro ed è questo significato nuovo che mi ha trasmesso la potenzialità del progetto, sono che cercano di essere belle nonostante l’infedeltà della traduzione, come dichiaro nel titolo.

Sempre nel video, dopo che la macchina ti ha abbandonato, si vede una lapide: di cosa si tratta?
Non ricordo con precisione ma è legato a un fatto storico.

Un verso di Oh! Battagliero recita “Battagliero: un giaccone color nero marca la diversità!”: ti inquieta la sottolineatura di questa diversità cromatica in quest’epoca di sovranismo invasivo?
Assolutamente sì, eccome se mi inquieta: in Fancia e in Italia il nero sta prendendo il sopravvento su colori che mi piacciono di più.

Passiamo a Emilia Paranoica con i suoi “bombardieri su Beirut”: cambia la città ma siamo sotto bombardamento. Cosa ti preoccupa di questa epoca?

Sono preoccupato per me e per gli adolescenti, insegno all’Università e ho a che fare con dei ventenni. Leggo nei loro sguardi la preoccupazione e ne parlano con noi docenti ma io dico che dobbiamo rimanere ottimismi.

Sempre in Emilia Paranoica si parla di “camminare leggero, soddisfatto di me”: oggi quando ti guardi allo specchio ti senti così oppure ti senti in quelle notti che non sai se torna la felicità?
La condizione umana è in bilico tra queste due sensibilità. Allo specchio mi vedo che cammino ed è la cosa più importante, e camminerò nonostante il nero e i bombardieri.

Sai che in Italia molti credono che Amandoti sia una canzone di Gianna Nannini? Tu in quale versione la hai conosciuta?

Non la conosco bene quella della Nannini, sono partito dall’originale. Ho vuoti musicali non essendo cresciuto in Italia. La mia sfida umile è stata fare una cosa un po’ diversa.

Amandoti è la storia di un amore che logora ma che, come si dice in Emilia, tiene botta: nella stagione dei social e delle app di incontri dove alla prima difficoltà si fugge credi che possa essere un manifesto di resistenza emotiva?
La forza di questa canzone, ed è il motivo per cui tanti la hanno ripresa, è che si presta a tante interpretazioni, quindi apre le potenzialità di significato e non le chiude. Io la percepisco come espressione di una intimità molto fragile e vulnerabile.

Il Russo Amorale di Europe, tuo precedente progetto, è in letargo o è chiuso in cantina a tempo indeterminato?
E’ la stessa persona però volevo tornare al mio nome vero. Quello è stato un disco molto intimo. Ora sto scrivendo canzoni mie e c’è la volontà di pubblicare un album da solista magari con terzo nome.

Che sviluppi avrà questo tuo progetto? Lo ascolteremo live?
Voglio portare questo disco dal vivo sotto forma di Teatro Canzone per raccontarlo e spiegare perché un francese si mette a tradurre e cantare i CCCP.

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